ONE FOR SORROW – Blood Songs

ONE FOR SORROW – Blood Songs

ONE FOR SORROW – Blood Songs

TITOLO: Blood Songs
ARTISTA: One For Sorrow
GENERE:  Stoner/Groove-Metal
COUNTRY: U.K.
ANNO: 2016
LABEL: Indipendente

 

I One For Sorrow, possono essere considerati come il risultato della scintilla creativa scaturita dall’incontro tra il cantante Joe Thompson e il chitarrista Jason Putter. Scintilla creativa che ha portato i due artisti a focalizzarsi sulla creazione di una band che rappresentasse il loro modo di intendere la musica, cercando il genere giusto che potesse rappresentare maggiormente l’idea di base che avevano in mente.
Nonostante entrambi siano tra i fans del Groove-Metal, l’utilizzo di quest’unico genere per la loro proposta non era sufficiente, nasce così l’idea di inserire elementi che traggono ispirazione da diversi generi, che potessero amalgamarsi correttamente al primo; elementi ispirati, per stile, linee vocali, lavoro chitarristico, ritmo e sensazioni, al sound classico del Blues-Rock, anni ’60 e ’70, con il proposito di rendere il tutto più potente.
Una volta completata la line-up della band, con l’inserimento della sezione ritmica composta da Snakes Louis al basso e Ross Quinn alla batteria, i One For Sorrow, con una certa rapidità, iniziano subito a farsi notare sulla scena musicale londinese, ricevendo subito ottimi riscontri di pubblico. Dalla loro formazione ad oggi, ovvero negli ultimi quattro anni, il gruppo è stato in grado di farsi un nome, sia all’interno della scena Metal londinese sia esibendosi in alcuni festival del Regno Unito, incrementando velocemente la propria fanbase. Grazie a questa esperienza, la band, in maniera del tutto indipendente, pubblica il suo primo EP, intitolato Backs to the Wall, che verrà lanciato e pubblicizzato nientemeno che da Metal Hammer all’interno dello numero speciale del 2015: Black Sabbath November Special Edition. Attualmente, i One For Sorrow, hanno dato il via ad un nuovo processo creativo, che ha dato alla luce il primo full-lenght del combo londinese, il debut-album intitolato Blood Songs. L’opener del disco, s’intitola Underfoot, una traccia che pone nero su bianco lo stile compositivo del gruppo. Un concentrato di Stoner-Metal e Groove-Metal decisamente equilibrato, sostenuto da un ottimo lavoro chitarristico, ritmico e vocale. La giusta aggressività dei riff e delle vocal.
Un apertura ben composta e arrangiata, anche se gli assoli scelti per il brano, troppo carichi di virtuosismi, stonano leggermente rispetto al totalità del pezzo. Return To Dust, seconda traccia in scaletta, opta per un taglio più rallentato dei ritmi, con una cura e un’attenzione maggiore per le melodie e per il lavoro chitarristico, più preciso negli assoli, senza perdere un grammo di smalto in fatto di energia e di “ruvidezza” vocale e sonora. La terza traccia del disco, Headstrong, si attesta subito come brano più interessante del trittico d’apertura del disco. L’equilibrio e l’attenzione che il gruppo presta nella composizione e nell’esecuzione di questo brano, mette maggiormente in risalto le abilità maturate in sede live e il desiderio di ricerca per il proprio sound. Non solo Stoner e Groove, tra le pieghe di questa canzone, si possono individuare echi Thrash che fanno capolino, quasi in sordina, verso la metà del brano insieme a qualche piccolo rimando ai Corrosion Of Conformity. Un pezzo molto interessante e coinvolgente.
Si prosegue con Said And Done e si prosegue sulla strada delineata dalla precedente Headstrong. Melodie e ritmiche ben in rilievo, vocal addolcite e vocal più aggressive che duettano e duellano all’interno del brano, creando un ottimo equilibrio tra parte cantata e parte strumentale.
420, quinta traccia in scaletta. Rock e Groove-Metal ispirato ai Pantera sono la componente dominante di questa canzone.
Non vi sono grandi cambiamenti o variazioni nel sound del gruppo, che ritorna, per questo brano, alle sonorità presentate in apertura al disco, nelle prime due tracce. Una canzone valida ma vagamente sottotono rispetto alle precedenti, specie se paragonata a Headstrong Said And Done, anche se il tiro di queste tre canzoni e differente.
Degni di nota gli assoli, ma nel complesso non convincente. 
Arriviamo al giro di boa con la canzone Bigot.
Una traccia introdotta da effettate chitarre Wah-Wah che creano una bizzarra sensazione psichedelica, prima che il pezzo esploda in un susseguirsi di riffs agguerriti, voci ruggenti e ritmi marziali e martellanti. Una canzone che ricorda molto i Down di Phil Anselmo.
Avanti con Fools And Liars. Una traccia che potremmo definire total-metal oriented, diretta, senza fronzoli, veloce ed immediata.
Un ibrido, musicalmente parlando, tra DownCrowbar.
Non occorrono altre parole per descrivere questo brano. Uguale discorso per la seguente 
Merciless,ottava traccia in scaletta.
Due tracce molto simili per energia e ritmo, senza particolari differenze, comunque ben realizzate. 
The Mass Aversion. Cambio stilistico.
Nuovamente un’intro con effetti Wah-Wah che spianano la strada ad una canzone veloce, a tratti cadenzata, molto energica e potente. Non convincono le linee vocali, che nelle parti basse delle strofe appaiono in contro-tempo e vittime di alcune stonature.
Nel complesso una traccia senza troppi difetti, probabilmente schiava di una certa ripetibilità a livello del sound proposto.
Ci avviciniamo alla conclusione con 
First To The Fight Spook.
La prima traccia, First To The Fight, riporta la band verso i paesaggi Stoner-Metal di cui si compongono parte delle fondamenta del suo sound. La seconda, Spook, invece, rivela un maggior ricercatezza dei suoni e una maggior attenzione all’apparato melodico che compone la trama portante del brano, sottolineato dall’ottimo lavoro strumentale sia chitarristico, tra l’elettrico e il semi-acustico e la seziono. Si denota anche una maggior cura nella scelta delle linee vocali, dove l’impronta vocale, anche nelle parti più intimiste e basse, si rivela all’altezza della prova, a testimonianza del fatto che le capacità canore e la duttilità di Joe Thompson, vanno oltre i soli toni medio-alti e puramente aggressivi.
Chiusura affidata a Into The Woods, traccia che, come da tradizione non scritta, incorpora la totalità degli elementi che sono stati via via snocciolati all’interno dell’album. Una conclusione degna di nota, non eccessivamente ricercata o complessa, ma che nella sua immediatezza e freschezza pone la firma in calce sullo stile del gruppo, dimostrando le abilità di tutto i suoi componenti.

VOTO: 78/100

TRACKLIST:

  1. Underfoot
  2. Return To Dust
  3. Headstrong
  4. Said And Done
  5. 420
  6. Bigot
  7. Fools And Liars
  8. Merciless
  9. The Mass Aversion
  10. First To The Fight
  11. Spook
  12. Into The Woods

LINE-UP:

Joe Thompson – Vocals
Jason Putter – Guitars
Snakes Louis – Bass
Ross Sorrow – Drums

WEB:

Facebook: https://www.facebook.com/OneforSorrowband
Official Website: http://oneforsorrowband.bigcartel.com/
Twitter: https://twitter.com/OneForSorrowUK
Soundcloud: https://soundcloud.com/oneforsorrowband

 

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daniele_vasco

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