NE OBLIVISCARIS – Hiraeth (Ep)

NE OBLIVISCARIS – Hiraeth (Ep)

NE OBLIVISCARIS – Hiraeth (Ep)

TITOLO: Hiraeth (Ep)
BAND: Ne Obliviscaris
LABEL: Indipendent
ANNO: 2015
GENERE: Avant-Garde Death Metal/Extreme Progressive Metal
COUNTRY: Australia

Australia, Melbourne. I Ne Obliviscaris rappresentano uno dei punti più alti del cosiddetto extreme progressive metal, una mistura di generi estremi, progressive, e tanto, davvero tanto doppio pedale. Il gruppo è ormai abbastanza noto nella scena underground per i due full-lenght che hanno riscosso un discreto successo, ovvero Portal Of I (2012) e Citadel (2014), grazie al quale è stato concesso loro un tour con gli storici Cradle Of Filth. Un po’ meno noti, per diversi motivi, sono i loro 3 Ep. Il primo, The Aurora Veil (2007) è una registrazione (di qualità leggermente più bassa) di tre tracce che andranno poi a ripresentarsi in Portal Of I. Gli altri due Ep, Hiraeth e Sarabande To Nihil, sono stati rilasciati entrambi nel 2015 in edizione limitata e sono tutt’ora irreperibili: erano infatti un regalo della band per chiunque li avesse supportati in due differenti raccolte di fondi in rete.

Caratteristica peculiare rispetto ai loro lavori più noti: maggiori influenze black, più violino e meno voce pulita. In questo spazio parlerò di Hiraeth: entriamo nel vivo di questo Ep.

Within The Chamber Of Stars: Innanzitutto siamo davanti ad un complesso pezzo dalla durata di 12 minuti, con strofe lunghe e ricche di evoluzioni: sconsigliato un ascolto rapido e superficiale. La ritmica iniziale può ricordare molto le sonorità djent, ma il violino e l’assenza totale di clean riportano il brano ai suoi canoni. Dopo l’introduzione vi è una sezione ritmica a sfondo black metal che lascia subito il passo ad una ritmica technical death: fondamentali, in questa parte, le complesse linee di basso. L’incrocio tra technical death e violino è davvero singolare ed è uno dei tratti distintivi della band. Il brano tende a ripetere con piccole variazioni del violino ciò che dovrebbe essere il ritornello, fino a sfociare in una sezione progressive death attraverso un brevissimo intermezzo black. Rieccoci subito dopo alla struttura technical death col violino, ormai componente centrale del pezzo. Da qui abbiamo continue variazioni nello stile, come l’alternanza tra una sezione calma guidata dal basso e una parte più intensa: e le sorprese non mancano. Gli ultimi tre minuti vedono un susseguirsi di violenza ed eleganza senza esclusione di colpi, ricollegandosi al chorus e chiudendo questa intensa traccia.
Le tracce successive sono molto diverse.

Felo De Se: Il secondo pezzo si apre in maniera violenta e burrascosa, intervallando brevi momenti progressive al doppio pedale incalzante, il tutto accompagnato da un evanescente e ridondante violino. Il terzo minuto contiene uno dei momenti più ricchi di pathos dell’intera produzione del gruppo australiano, per poi ricollegarsi al chorus e quindi al tema della nostra traccia di mezzo. Finora totale assenza di voce pulita, tenuta da parte per dare più spazio al violino, dal momento che Tim Charles ricopre entrambi i ruoli nella band. Al quinto minuto l’atmosfera diventa stranamente intima. Niente doppio pedale o growl, solo linee di basso e violino, in un climax che esploderà in uno dei momenti più violenti dell’opera al sesto minuto, per poi collegarsi alla dolce ed improvvisa chiusura del brano. Traccia decisamente particolare.

Beyond The Hourglass: Probabilmente il brano meno diretto dell’ep. Non è facile descrivere una traccia del genere; nei primi minuti comunque non ci si sposta dall’ambito progressive. Dal secondo minuto il mood cambia totalmente in una romantica evoluzione del violino che si intreccia col basso. Colpo di scena: per la prima e unica volta nella produzione del gruppo australiano, al terzo minuto, sentirete in contemporanea voce pulita e violino, per un risultato a dir poco inusuale. Come specificato prima, il brano è di difficile apprezzamento ad un primo ascolto, dal momento che le parti di doppio pedale sono sostituite da un sound romantico molto più complesso, poco technical death o black, tanto progressive: in alcuni punti addirittura echi di progressive rock. Bisognerà attendere fino al sesto minuto affinché il suono si irrobustisca un po’: solo adesso la durezza tipica dei riff del gruppo sostituirà quella sorta di evanescenza che ha caratterizzato il brano fino ad adesso. Il pezzo si chiude attraverso una malinconica rielaborazione del tema principale.

I loro Ep sono più personali e in un certo senso anche qualitativamente migliori: il loro stile cambia notevolmente, quindi consiglio un ascolto anche a chi non è rimasto particolarmente colpito dai due full-lenght. Questo EP può essere senza dubbio considerato un capolavoro del genere extreme progressive.

VOTO:96/100

TITLE-TRACK:

01 – Within The Chamber Of Stars
02 – Felo De Se
03 – Beyond The Hourglass

Ivo

ivano

Mi occupo da anni di recensioni e interviste (anche bilingue) in ambito Metal. Recensisco su Metal Winds solo previo invio del disco fisico in questione. Polistrumentista per Vereor Nox, Padulo, Breethoven e Social Media Manager per i Liquid Fear.

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