KAMELOT: Haven

KAMELOT: Haven

KAMELOT: Haven

BAND: Kamelot
ALBUM: Haven
LABEL: Napalm Records
GENERE: Prog-Power Metal
ANNO: 2015
COUNTRY: USA

I Kamelot nascono nel lontano 1991 a Tampa, in Florida. Beh venticinque anni dopo, sono a quota undici album e diversi cambi di formazione, con sempre in testa, però, il fondatore Thomas Youngblood, attuale chitarrista e compositore della band.
Haven è l’undicesimo lavoro della band, secondo con il nuovo frontman Tommy Karevik, cantante svedese già conosciuto con i Seventh Wonder. La formazione attuale vede: Tommy Karevik (voce), Thomas Youngblood (chitarra), Sean Tibbets (basso), Oliver Palotai (tastiere) e Casey Grillo (batteria).

L’opener Fallen Star dà il via all’album, un pianoforte che accompagna la calda voce di Karevik fin dalle prime note, per poi esplodere in un tripudio di suoni ben studiati, mai prevedibili. Il brano ci trasporta all’interno di questa realtà distopica, dove la popolazione è schiavizzata dalle potenze mondiali. Un concept che si sviluppa nota dopo nota nell’intero full-lenght, di cui studiarne anche le lyrics per comprenderne appieno il significato profondo. Botta in puro stile Kamelot con il secondo brano: Insomnia. I riferimenti ai vecchi lavori si sprecano e lo stile di Youngblood è più che palpabile. Insomnia si presenta come un brano veloce, con stop ‘n go ad aumentare l’hype, con Casey Grillo che non si risparmia alle pelli. Citizen Zero, terzo brano della tracklist, è forse uno dei più particolari dell’album. L’atmosfera è più oscura, la voce si fa rabbiosa e anche il songwriting. Le armonizzazioni e il coro in latino danno un tocco drammatico al brano, portandolo su un altro livello. Veil of Elisium, quarta traccia, si rivela una nuova combinazione tra i Kamelot vecchio stampo e i nuovi Kamelot amanti degli elementi prog ed elettronici. Ritornello catchy, intuitivo. Le tastiere di Oliver Palotai emergono particolarmente, senza essere invasive. L’assolo di chitarra riprende il riff del ritornello, rimanendo pulito e tirato a lucido, come la composizione generale del brano.
Passiamo alla splendida ballad Under Grey Skies, quinta traccia del full-lenght.
Delle leggere orchestrazioni e la chitarra acustica accompagnano la voce addolcita di Karevik, accompagnato a sua volta dalla voce eterea di Charlotte Wessels (Delain). Il flauto dell’intro è invece suonato da Troy Donockley (per la gentile concessione dei Nightwish, come specificato nel booklet). Il brano è un climax di emozioni crescenti, sostenuti anche da un testo che fa quasi colonna portante insieme al resto della costruzione. Le orchestrazioni e i cori reggono un’impalcatura importante e il brano viene tenuto su livelli altissimi per tutta la sua durata, senza punti morti o imprecisi.
Il metronomo torna ad accelerare con My Therapy, sesto brano di Haven. Elementi elettronici e breakdown fanno di questo brano un elemento degno di nota all’interno del full-lenght, anche se non il migliore finora. Ecclesia, settima traccia, è uno strumentale di pochi secondi dove sentiamo delle voci bisbigliare, per dare poi il via a End of Innocence, ottavo brano. Qui il ritmo è cadenzato, meno lineare e ha il suo picco nel ritornello, quasi sui toni dell’epic. Il doppio pedale e il rullante di Casey Grillo sono presenza costante e mai in ombra, sottolineando il talento del batterista. Degno di nota è assolutamente l’assolo che precede l’ormai ultimo ritornello, tocco di bellezza da parte di Youngblood. Beautiful Apocalypse, nona traccia, si presenta con un intro arabeggiante.
L’atmosfera si fa un po’ più soffusa, la voce è più trascinata e sono molto presenti gli elementi elettronici.
Passiamo poi a Liar Liar (Wasteland Monarchy), decima traccia, nella quale troviamo la prorompente presenza di Alissa White-Gluz (ex The Agonist, Arch Enemy), che ci delizia non solo con il suo potente growl, ma anche col suo splendido clean. Liar Liar è uno dei brani più splendidi dell’intero album, grazie alla grinta che emana, al perfetto equilibrio tra voci e strumenti e grazie alla sua costruzione. L’aggressività che fa presagire cosa ne seguirà è uno degli elementi che più si notano nel brano, nonostante venga interrotta dall’intermezzo in clean di Alissa. Cambio totale con la lenta Here’s to the Fall, piccolo gioiello di questo full-lenght.
Le tastiere di Palotai e la voce di Karevik si fanno valere egregiamente per tutta la durata del brano, senza mai risultare eccessive per un brano che richiama dolcezza e calma. Finale in climax ascendente, per poi tornare al suo punto di partenza. Si ritorna al songwriting aggressivo e accelerato con Revolution, penultima traccia dell’album. Ancora una volta troviamo il growl di Alissa White-Gluz, a gridare una rabbia disumana per ciò che il concept richiama. La batteria scandisce perfettamente un conto alla rovescia: “Are you ready for the war?”. Il growl della White-Gluz annuncia la rivolta e i tempi accelerano ancora una volta, per poi subire uno stop improvviso, dal quale emerge la voce di Tommy Karevik, accompagnata dalle tastiere. Un addio drammatico, un ultimo grido. Torna la repentina velocità, siamo agli ultimi atti e ancora una volta rabbia e grinta la fanno da padrone fino al finale, dove viene gridato l’ultimo “Revolution”.
La calma torna con Haven, title track e ultima traccia dell’album, stavolta completamente strumentale.

I Kamelot, ancora una volta, non smentiscono le loro capacità di creare sempre qualcosa di unico e fruibile dal pubblico. Nonostante le numerose critiche che ricevono di anno in anno, continuano a sfornare album che rimangono non solo nella storia del prog-power, ma anche nella nostra testa, perché sono brani che non si dimenticano facilmente. Di sicuro, sono grandi esponenti del loro genere e ciò che fanno, lo fanno sempre al meglio delle loro capacità.

VOTO: 87/100

Tracklist

  1. Fallen Star
  2. Insomnia
  3. Citizen Zero
  4. Veil of Elisium
  5. Under Grey Skies
  6. My Therapy
  7. Ecclesia
  8. End of Innocence
  9. Beautiful Apocalypse
  10. Liar Liar (Wasteland Monarchy),
  11. Here’s to the Fall
  12. Revolution
  13. Haven

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irene

Cantante fin da bambina, entrai nel mondo del metal all'età di 15 anni, grazie ad un mio amico dell'epoca. Da allora, per me è tutto un grande viaggio alla scoperta di ogni sfumatura di questo genere immenso e ricco di sorprese. La mia esperienza come recensore e reporter nasce a 16 anni, grazie a diversi progetti scolastici, per poi tuffarmi definitivamente nel mondo delle webzine a 19 anni.

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