Inquisition: Bloodshed Across the Empyrean Altar Beyond the Celestial Zenith

Inquisition: Bloodshed Across the Empyrean Altar Beyond the Celestial Zenith

Inquisition: Bloodshed Across the Empyrean Altar Beyond the Celestial Zenith

BAND: Inquisition
ALBUM: Bloodsheed Across The Empyrian Altar Beyond The Celestial Zenith
LABEL: Season Of Mist
ANNO: 2016
GENERE: Black Metal
COUNTRY
: Colombia/ U.S.A.

Probabilmente una delle uscite più interessanti dell’anno per gli amanti della scena black metal oltreoceano.
I colombiani (anche se ormai potremmo dire statunitensi poiché gli ex membri della band di nazionalità colombiana non militano più qui) Inquisition  pubblicano il loro settimo album (terzo consecutivo pubblicato dai francesi della Season Of Mist).
Con una carriera quasi trentennale, gli Inquisition si stanno evolvendo sempre di più, in particolare negli ultimi tre anni.
Dopo l’ultimo album Obscure Verses For The Multiverse, pubblicato nel 2013, i colombiani hanno ormai un sound consolidato, nonostante si sentano ancora le influenze Thrash Metal che la band si porta dietro dagli inizi.
Nati a Cali, in Colombia nel 1988, gli Inquisition hanno cambiato la loro Line-up diverse volte, e attualmente troviamo:
Dagon (Storico cantante della band da sempre presente, è anche bassista e chitarrista) e Incubus, batterista dal 1996.
Soffermandoci sul titolo e sulla copertina possiamo capire come la band da sempre consideri molto importante la parte di presentazione, e intendano  far capire immediatamente all’ascoltatore quello che il gruppo  intende rappresentare. Guardando la copertina, infatti, possiamo osservare due figure antropomorfe (una con una testa di aquila l’altra con una di serpente) lottare tra loro,
il tutto è circondato da una sanguisuga che racchiude i due sfidanti come se fosse un’arena di battaglia.
In secondo piano, invece, la sfera celeste che mantiene ancor più segregate le due figure con lo scopo di far loro spargere  sangue sul celestiale Zenith. Ecco quindi un primo indizio che ci da la copertina sul machiavellico titolo rilasciato il 26 agosto:
Bloodsheed Across The Empyrian Altar Beyond The Celestial Zenith.

Questo tema dell’astronomia misto all’occultismo non è una novità per la band: negli due ultimi album infatti  (Ominous Doctrines of the Perpetual Mystical Macrocosm e Obscure Verses For The Multiverse), questo tema è ampiamente presente.
Musicalmente parlando, l’album si apre con una introduzione gelida (The Force Before Darkness), un minuto e mezzo che mi ricorda vagamente l’intro di Nightwing dei Marduk.
Introduzione che ci conduce al primo dei tredici pezzi totali (quattordici se contiamo una cover finale), From Chaos They Came è un brano di un’incredibile forza che penetrerebbe anche la carne più dura. Riff incredibilmente altisonanti accompagnano la voce di Dagon, che sembra cantare senza neanche alzare la voce in un brano dove lui e i riff fanno la differenza. Nel testo, Dagon ci parla di una forza oscura apparire, seguita da una Aquila Cosmica, chiaro riferimento all’uomo aquila presente nella copertina.

“Dark Force Spawning – Cosmic Eagle
Planet Ocean – Mountain Altar”.

Un ritmo simile si può sentire nella “sismica” Wings Of Anu, pezzo che continua a raccontare nel testo le vicende di Anu, il Dio celeste nella cultura sumero/accadica e dell’uomo aquila  che sembra essere protagonista in questo album:

Oceans Dying, Mountains Rising
Stars are falling back to Earth
Solar Eagle of Creation
Dropping life seeds into soil”.

Ritmi che si attenuano a partire dal quinto pezzo: in A Black Aeon Shall Cleanse  le chitarre quasi riescono a mesmerizzare l’ascoltatore. Questo pezzo è infatti una sorta di Anticlimax, una canzone che inizialmente sembra essere rapida e si conclude con Dagon che smette di cantare e con la chitarra e la batteria che diventano lente, quasi disturbanti, che ci accompagnano alla fine del pezzo. Da menzionare l’ennesimo riferimento alla mitologia sumera, entra in gioco Anzu, divinità minore dei temporali  che si affianca a Enlil, Dio del vento.

“Orbit from the south of Anzu, spawned from the waters of Abzu
Fire breathing gods of the stars, planet in the path of their wings”.

 

Molto importante la melodia per The Flames of Infinite Blackness Before Creationnumerosi riff di chitarra si intersecano molto bene con la batteria che cerca di essere meno martellante rispetto ad  altri pezzi. Un brano sicuramente da menzionare è la traccia omonima all’album, un pezzo strumentale di sei minuti che ci fa capire come gli Inquisition siano una band completa, capace di passare dal black metal più oscuro e cupo, fino a pezzi strumentali e ambientali come questi molto interessanti anche per un novizio che si avvicina al genere Heavy Metal. Un pezzo che ricorda a tratti alcuni pezzi dei Blut aus Nord, band Avantgarde Black Metal Francese, o dei Thy Catafalque, Ungheresi.
Assolutamente da non escludere Mystical Blood che, in un atmosfera onirica ma al tempo stesso violenta ci porta in un abisso cosmico: 

“Gates to the stars and mystical moons
Solitude Spheres and flames of the sun
Tongues of the snake carry me far
Into The endless cosmic abyss”.

 

Passando infine all’ultima parte dell’album, ci troviamo di fronte a due pezzi strumentali.
Da una parte The Invocation of the Absolute, the All, the Satan, che, come il titolo si suggerisce, assistiamo a una messa nera acustica: voci disumane miste a  piccoli capretti che gridano i loro ultimi piagnistei in un innocente belato, pronti a essere sacrificati per l’assoluto, per il signore oscuro. Un Pezzo da ascoltare di notte con appena una candela accesa.
Infine Hymn to the Cosmic Zenith, ci accompagna verso la fine con questo inno allo Zenith cosmico.
Un pezzo abbastanza scialbo, personalmente mi aspettavo un qualcosa di più aulico data la maestosità del titolo, l’aspetto ambientale è abbastanza carente  ma è probabilmente una delle pochissime pecche di un album quasi perfetto.
All’interno del disco, è presente anche una cover dei Typhon, gruppo Colombiano che propone un black metal vecchio stile. In particolare, gli Inquisition propongono una cover leggermente rivisitata in alcuni punti. Niente male.
Ultime considerazioni: l’album si presenta come un’ evoluzione del loro ultimo album, nonostante il ritmo e lo stile siano rimasti molto simili. In quanto evoluzione, infatti, questo album ha saputo migliorarsi ancor di più, i cambi di ritmo ora sono più azzeccati rispetto a prima, la batteria particolarmente martellante viene saggiamente evitata in alcuni pezzi, proponendo un qualcosa di più trascendente.
Fantastica la Traccia omonima all’album e Wings of Anu, due pezzi agli antipodi ma che conferiscono all’ascoltatore quel senso di completezza che in un disco si possa sentire. I testi sono migliorati ancora di più, in questo album c’è una vera e propria storia, dove mitologia e universo si intrecciano, formando una parola sola: Maestosità.

VOTO: 92/100

 

1: Intro: The Force Before Darkness
2: From Chaos They Came
3: Wings of Anu
4: Vortex from the Celestial Flying Throne of Storms
5:  A Black Aeon Shall Cleanse
6: The Flames of Infinite Blackness Before Creation
7:  Mystical Blood
8: Through the Divine Spirit of Satan a Glorious Universe Is Known
9: Bloodshed Across the Empyrean Altar Beyond the Celestial Zenith
10: Power from the Center of the Cosmic Black Spiral
11: A Magnificent Crypt of Stars
12:  The Invocation of the Absolute, the All, the Satan
13:  Hymn to the Cosmic Zenith
14: Once Upon a Time: Typhon Cover (Solo su CD)

Stefano Moroni

stefanomoroni

Da amante di storia ogni disco ha un qualcosa da raccontare.. è dunque il mio compito quello di farli parlare, ogni tanto aggiungendo qualche riferimento culturale per stuzzicare ancora di più l'attenzione del lettore. Recensisco principalmente Black Metal, il genere che forse nasconde di più dal punto di vista storico, nonostante adori qualunque genere musicale.

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