HARM – The Evil

HARM – The Evil

HARM – The Evil

TITOLO: The Evil
ARTISTA: Harm
GENERE: Death-Metal
ANNO: 2015
PAESE: Germania
ETICHETTA: Final Gate Records

Gli Harm, vengono fondati nel mese di Ottobre del 2009, da un’idea di Solvernus (ex-NebirosexVulgar Degenerate), Stefan (exMuerteexGorerillaViolation Domain), Fabian (ex-Muerte; ex-Gorerilla) e Barkley (exMorvanexGorerillaexViolation Domain).
Cinque mesi più tardi, viene pubblicato il primo Promo del neonato gruppo, registrato presso i Knicki Knacki Studios, contenente otto canzoni, basate su un muro sonoro di stampo Death-Metal, fortemente old-school. Successivamente alla pubblicazione di questo primo Promo, la band, inizia la propria attività live attraverso i locali della propria città natale, Berlino.
A Settembre 2011, gli Harm, firmano un contratto con la label FDA Rekotz (nel cui sito web, www.fda-rekotz.com, è possibile reperire il primo singolo e primo Demo del gruppo: God forgives… My Chainsaw not!!!).
A causa di problematiche personali, due dei co-fondatori della band, Stefan (chitarra) e Fabian (basso), lasciano la band, sostituiti, dopo poco tempo da Moloch (chitarra) e Felix (basso). Nel mese di Ottobre del 2013, la FDA Rekotz, rilascia il primo full-lenght della band berlinese: Cadaver Christi. Album che riscuote subito un certo successo e raccoglie interesse verso la proposta del gruppo. Nell’estate del 2014, la band rientra in studio per dar vita al suo secondo disco, The Evil. Terminate le registrazioni, i Nostri si trovano costretti a subire una nuova defezione, Moloch lascia il suo posto alla chitarra. Nel 2015, il nuovo full-lenght del gruppo, il già citato, The Evil, viene pubblicato sotto l’ala di una nuova label, la Final Gate Records

L’album è composto da dieci tracce e viene introdotto da Vlad the Impaler, traccia che rivela subito la durezza del sound del gruppo. Sound che risulta fortemente influenzato da gruppi cardine della scena estrema, come Celtic Frost e Master.
Una canzone dall’incedere marziale, con ritmi e riff che sembrano pescare a piene mani dal Doom-Metal, nella prima e nell’ultima parte del pezzo, creando atmosfere soffocanti, alternate a momenti più rapidi e concisi, molto coinvolgenti, mentre le vocals lasciano piena libertà a tutta l’aggressività possibile, diventando l’unico elemento Death della traccia. Un connubio riuscito e convincente, che rende il brano aspro e oscuro allo stesso tempo. Apertura di buona fattura, che ricorda, musicalmente, lo stile di un’altra band cardine del Death-Metal, i Morbid Angel.
Seconda canzone, Knife Penetration, titolo che ricorda un’altra canzone simbolo della scena estrema, Fucked With A Knife, dei Cannibal Corpse (The Bleeding, 1994), anche il piglio aggressivo, affilato e diretto della canzone ricorda il già citato gruppo, Un nume tutelare che si percepisce fortemente all’interno di questo brano, a cui il gruppo riesce comunque ad infondere la sua impronta personale. La title-track dell’album, The Evil, ci attende al varco dopo essersi guadagnata il terzo posto in scaletta. Pezzo incisivo e ben sostenuto da una serie di riff taglienti e distorti che entrano subito in testa, meno incisive le linee ritmiche che appaiono dissonanti e fuori tempo in più di un’occasione, facendo risultare il suono complessivo quasi stonato, dove le linee vocali, in alcuni casi, risultano a loro volta in contro-tempo.
Uno scivolone che mina pesantemente il risultato finale della canzone, nonostante un netto recupero nella seconda parte, ma che non risalta, succube della serie di errori iniziali, portando all’orecchio di chi ascolta, un brano poco curato, composto in maniera approssimativa e per niente riuscito.
Undead World Crusade, riprende le gesta della precedente Knife Penetration, riprendendone il percorso e riportando la proposta del gruppo verso un corposo mix di aggressività e potenza che risolleva subito l’asticella qualitativa dell’album, restituendo subito una band dal tiro deciso e dall’ottima attitudine. La successiva City of the Dead, si mantiene sulla stessa lunghezza d’onda della precedente, trovando ispirazione anche dal sound dell’opener, infondendo quindi un’atmosfera greve e sulfurea alla canzone, mentre riff e veloci ritmiche a doppia cassa, intervallate da rapidi cambi di tempo più rallentati unite alla soffusa voce del basso, creano un muro sonoro su cui affondano le unghie le agguerrite vocals. Brano decisamente riuscito che merita più di un ascolto, attestandosi subito come momento migliore dell’album. Il primo singolo del gruppo, God Forgives – My Chainsaw Not, appartenente al primo Demo del gruppo, ci attende al sesto posto della tracklist.
Gli echi di gruppi cardine della scena Death-Metal come Possessed, Morbid Angel, i già citati Master e i Death, sono molto presenti in questa canzone, oscurando pesantemente il taglio personale degli Harm, che fatica ad emergere. Le successive Gutted like a Dear Dead Body Love, proseguono a testa bassa sullo stesso percorso, senza aggiungere o togliere niente al suono complessivo dell’album, dimostrandosi due tracce decisamente serrate e rapide, ma rivelando un certo senso di ripetitività che stona rispetto alle soluzioni inserite nelle canzoni precedenti, rischiando di provocare una pericolosa sensazione di noia nell’ascoltatore, dove si ha come l’impressione che la band abbia già pericolosamente esaurite le idee.

Le sorti, si risollevano nuovamente con la penultima traccia del disco, First Blood 1918, una canzone dai connotati di chiaro stampo Speed e Thrash, che confluiscono nell’impronta Death del combo berlinese, dando così vita ad un brano veloce, con rapidi cambi di tempo, asciutto, aggressivo il giusto e con delle buone soluzioni strumentali, riportando l’attenzione dell’ascoltatore al giusto livello. Non sono presenti elementi innovativi rilevanti, il sound resta ancorato alla lezione impartita dai patriarchi del genere, mantenendo quindi quell’aria old-school dall’impatto sicuro, diretta e potente. Un suono collaudato ma che funziona perfettamente. La conclusiva Panzer Apocalypse, riprende nuovamente gli stessi tratti dell’iniziale Vlad the Impaler, tornando quindi a preferire l’inserimento di atmosfere più oscure, amalgamandole con le soluzioni utilizzate nei brani successivi, in special modo con i ritmi cadenzati trovati in City of the Dead e nell’aggressività di Knife Penetration.
Un disco sostanzialmente buono, ma con dei momenti non proprio riusciti, sia vocalmente che strumentalmente, ma che nel complesso riporta una band comunque matura e consapevole della propria proposta e del peso che hanno su questa le band da cui trae ispirazione, direttamente o indirettamente.

VOTO: 68/100

TRACKLIST:
01. Vlad the Impaler
02. Knife Penetration
03. The Evil
04. Undead World Crusade
05. City of the Dead
06. God Forgives – My Chainsaw Not
07. Gutted like a Dear
08. Dead Body Love
09. First Blood 1918
10. Panzer Apocalypse

 

LINE-UP:
Barkley – Vocals
Flex – Guitars
Solvernus – Drums
Flatus – Guitars
Martyr – Bass

Facebook:
https://www.facebook.com/harmHELL/

 

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daniele_vasco

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