GREAT MASTER: Lion & Queen

GREAT MASTER: Lion & Queen

GREAT MASTER: Lion & Queen

BAND: Great Master
ALBUM: Lion&Queen
LABEL: Underground Symphony
ANNO: 2016
GENERE: Power Metal
COUNTRY: Italy

I Great Master sono una band veneziana che nasce nel lontano 1993 da Gianluca “Jahn” Carlini, attualmente compositore e chitarrista della band. Nonostante una demo che riscuote successo tra pubblico e critica, la band si scioglie. Rimangono inattivi tra il 1999 e il 2008, fino alla firma con la Underground Symphony. Nel 2009 viene pubblicato Underworld, primo full-lenght della band. Nel 2012 vede la luce Serenissima, concept album sulla Repubblica Venezia, vastamente apprezzato sia in patria che all’estero. Tra il 2012 e il 2016 la band vede parecchi cambi di line-up, ma a giugno 2016 il nuovo album Lion & Queen, terzo album della band, vede la sua luce.
In formazione troviamo: Gianluca “Jahn” Carlini (chitarra), Max Bastasi (voce), Marco Antonello (basso), Shuai Xia (chitarra) e Max Penzo (batteria).
Nell’album troviamo anche svariati guest: Simone Mularoni (guitar solo per Prayer in the Wind e Traveller of Time),
Francesco “Yackson” Russo (guitar solo per Oldest, Mystic River, Holy Mountains, Time After Time, The Other Side e Lion&Queen), Shuai Xia (guitar solo per Another Story, Stargate e Mystic River), Daniele Genugu (guitar solo per Mystic River), Andreas Martin Wimmer (tastiere, arrangiatore e co-autore per “Voices”), Alessandro Battini (guest tastiere e pianoforte) e Sy (guest vocals per Walking on the Rainbow).

Si parte con Voices, intro strumentale dai forti torni orientali, che subito ricordano Serenissima. La seconda traccia è Another Story, dal power marcato e dalla grancassa dominante. Fin dal ritornello una sola parola salta in mente: epicità.
Quell’epicità che caratterizza band come Rhapsody of Fire, Stratovarius e i grandi pilastri del power metal nostrano e d’oltreoceano.
Il ritmo è martellante, non ci sono punti di calma, lascia quasi senza respiro. I virtuosismi di chitarra non sono eccessivi, ma ben calibrati nella totalità del brano. Con Oldest, seconda traccia, sentiamo un riff di chitarra fluido, accompagnato da basso e batteria.
Anche qui non c’è respiro, è tutto veloce, per quanto allo stesso tempo si riesca a percepire ogni sfumatura del brano.
Gli strumenti sono ben amalgamati e nell’insieme anche percepibili come singoli. Si riconosce la linea martellante del basso, l’armonizzazione ritmica della chitarra e l’accompagnamento della batteria lanciata come una macchina da guerra. E siamo solo alla terza traccia.
Prayer in the Wind, quarta traccia, è la continua conferma di una grande accuratezza compositiva. Il sound è riconoscibile, tanto da ricordare molto gli album recedenti. Traveller of Time, quinta traccia e primo singolo estratto dell’album, presenta tutti i tratti tipici del power/epic. La grancassa scorre nervosa, il ritmo è serrato e trova respiro solo nel ritornello molto catchy magistralmente eseguito da Max Bastasi. Il metronomo viene rallentato nell’intro di Stargate, sesta traccia dell’album. La chitarra è fluida, mentre batteria, basso e voce sono molto cadenzati, a scandire quasi ogni singolo momento. L’intermezzo corale anticipa l’assolo di Shuai Xia, che anticipa l’ultimo ritornello prima del finale. Intro orchestrale per Mystic River, dove tornano le influenze orientaleggianti. Gli strumenti si aggiungono a canone, uno alla volta, sullo stesso riff, fino alla comparsa della batteria che annuncia il cambio. Il basso è potente, scandito anche dal timpano. L’accelerazione dà il vero via al brano, una suite di undici minuti totali, nella quale la voce si aggiunge solo al secondo minuto. Nonostante la lunghezza, il brano non risulta pesante o troppo ripetitivo. Ci diversi assoli, ottimi cambi di tempo e variazioni vocali. Forse il finale risulta un po’ “allungato”, fino alla chiusura che spezza un leggero senso di monotonia.
Holy Mountain, ottava traccia, ingrana la marcia e si presenta come un invito al karaoke collettivo, specialmente il ritornello. I brani dei Great Master sono tutti orecchiabili e facilmente assimilabili, nonostante la composizione sia complessa e anche le lyrics non sono esattamente tra le più semplici (chi conosce Serenissima, saprà sicuramente che è quasi più facile imparare il primo canto dell’Inferno di Dante, che il testo di Enemies at The Gates).
Un rimbombo sul timpano, accompagnato dal doppio pedale, ci annuncia l’arrivo di Time After Time, nona traccia di Lion & Queen.
Le orchestrazioni sono ben equilibrate, ben massicce dove richieste e quasi invisibili nei punti dove son ben altri gli strumenti da portare in alto. Si nota molto la presenza di un basso energico e martellante. Nonostante siamo ormai alla terzultima traccia, The Other Side ci fa gentilmente sapere che la band non ha intenzione di rallentare. Il livello è ancora terribilmente alto, non ci si stanca nemmeno per un secondo. L’accuratezza nel suono complessivo non può che portarci a fare un applauso al lavoro di mixing e mastering che è stato realizzato per questo album. I suoni non sono impastati come spesso accade per generi di questa portata, la voce è perfettamente calibrata all’interno del suono strumentale e ogni strumento ha il proprio spazio personale. Questo non può che valorizzare il lavoro compositivo nel suo complesso. Arriviamo così a Walking On the Rainbow, penultima traccia dell’album, che parte molto lenta e delicata, per poi subire un improvviso cambio tempo e l’entrata del doppio pedale a martello. Nel brano è presente anche la splendida voce di Sy (Armonight), che è stata anche guest vocalist per i Great Master in alcune date live del 2014. Il connubio tra la voce di Max Bastasi e quella più graffiante di Sy è molto interessante. L’ultima traccia, Lion and Queen, si apre con pianoforte e corte, ai quali si aggiungono dopo pochi secondi chitarre, batteria e basso. L’atmosfera comincia a dire “ok, ci stiamo avviando alla fine”, anche se i ritmi non accennano al minimo rallentamento. Per un attimo la voce può ricordare Queen of the Sea, traccia da Serenissima.
Qui lo strumentale è un bel pugno nello stomaco, rispetto al resto dell’album. Si percepisce un’aggressività che non si era quasi mai sentita negli altri brani, una grinta che dà il perfetto tocco a un finale deciso, non contornato da troppi fronzoli e trascinante fino all’ultimo secondo. Ancora una volta, sentiamo l’eco di quell’unica parola: epicità. Quell’epicità da film storico, da rappresentazione teatrale, da emozioni da vivere mentre si cantano i brani in coro.

In breve, i Great Master sono una perla nel panorama metal italiano. Una band da conoscere, scoprire e di cui accarezzare ogni sfumatura compositiva. L’ennesimo segno che in patria abbiamo grandissime band degne di nota, da godersi live e di cui avere almeno un cd nella propria discografia personale.

VOTO 90/100

Tracklist

  1. Voices 1:00
  2. Another Story 4:13
  3. Oldest 3:51
  4. Prayers in The Wind 4:27
  5. Travellers of Time 4:40
  6. Stargate 4:54
  7. Mystic River 11:00
  8. Holy Mountain 4:02
  9. Time After Time 4:14
  10. The Other Side 5:26
  11. Walking on the Rainbow 4:48
  12. Lion and Queen 7:15

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irene

Cantante fin da bambina, entrai nel mondo del metal all'età di 15 anni, grazie ad un mio amico dell'epoca. Da allora, per me è tutto un grande viaggio alla scoperta di ogni sfumatura di questo genere immenso e ricco di sorprese. La mia esperienza come recensore e reporter nasce a 16 anni, grazie a diversi progetti scolastici, per poi tuffarmi definitivamente nel mondo delle webzine a 19 anni.

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