FAITHSEDGE: Restoration

BAND: Faithsedge
ALBUM: Restoration
LABEL: Scarlet Records
ANNO: 2016
GENERE: Heavy metal ’80-‘90
COUNTRY: California

 

I Faithsedge sono una band nata in California, da un’idea del cantante/songwriter Giancarlo Floridia. In formazione troviamo anche: Alex De Rosso (chitarra solista), Tim Gaines (basso), Matt Starr (batteria) e Alessandro Del Vecchio (tastiere).
Ciò che i Faithsedge ci propongono con Restoration, terzo album della band, è un lavoro molto heavy metal/hard rock anni ’80, con batteria, basso e tastiere imponenti e un grosso lavoro di produzione alle spalle. L’intero mixing e mastering è ispirato alle sonorità passate e le linee vocali ne ricalcano la potenza, ricordando grandi tempi e grandi artisti.
Recensire track-by-track questo album mi viene difficile, perché non si riesce a rimanere concentrati sul brano singolo.
I Faithsedge sono quella band da mettere nello stereo e lasciar scorrere, cercando di fare air-guitar e lip-sync insieme ai brani, suonando la batteria con due mestoli mentre si cucina. Se si prova a stare seduti davanti al pc a cercare di analizzare ogni singola nota, si rischia di impazzire, perché in realtà la voglia è quella di alzarsi e fare quello per cui la musica serve: muoversi e divertirsi. Già dall’intro Never a Day si viene subito catapultati nel mood dell’album. Trascinante, spumeggiante e valorizzato da una produzione di alta qualità. I riff sono accattivanti, la batteria non si perde in fronzoli e la voce è potente e ben calibrata con lo strumentale. Si passa poi a Jennifer, che si apre con una rullata di batteria. Uno di quei brani che porta indietro all’infanzia, se si hanno genitori appassionati di hard rock che collezionano vinili. Il ritornello rimane subito in testa e già dal terzo-quarto ascolto si comincia a canticchiare, mentre chitarre e tastiera sostengono l’impalcatura del brano. Si va poi al terzo brano You Cannot Give Up, nel quale possiamo sentire il basso vibrare attraverso lo sterno. A metà abbiamo anche un intermezzo con scariche di doppio pedale che introducono l’assolo di chitarra. Splendido l’assolo vocale accompagnato solo dalla tastiera. La quarta traccia, Faith and Chris, è la ballad del disco. Da ascoltare in silenzio, distesi a letto, con la mente libera. Perfetto equilibrio tra la tranquillità del pianoforte pianoforte e la batteria martellante. Ottima la voce che non perde il tono graffiante, ma che sa risaltare anche una punta di dolcezza. Lo stile cantato mi ricorda tanto un qualche vecchio brano che mi faceva ascoltare mio padre quando ero piccola, solo che al momento mi sfugge quale. Se lo trovo, aggiungerò un edit. Passiamo a Her Way Back, quinta traccia. Brano trascinante fin dal primo riff, che segue un po’ la falsa riga dei primi brani del cd. La vera evoluzione si può sentire con Regret at All, sesta traccia. La tastiera gioca coi suoni, dando un tocco cupo alla traccia. Sembra tutto ribassato e la grinta del brano è palpabile. Altro ottimo brano è This War, settima traccia. Qui possiamo sentire una voce femminile che fa da narrazione e l’atmosfera generale sembra un seguito della traccia precedente. Quasi come se stessimo sentendo un climax discendente. Peccato per la voce di narrazione che viene tenuta molto all’interno della traccia, sarebbe stato curioso sentirla un po’ più chiaramente. Taking Our Lives, ottava traccia, risolleva il clima. Mi ricorda un po’ Carry on My Wayward Son dei Kansas, quel tipo di brano da ascoltare in auto, finestrini abbassati, karaoke in compagnia e vento a scompigliare i capelli. Un brano forte, energico, che trasmette positività. Let You Breath, nona traccia, è un brano principalmente di voce e chitarra acustica, anche se si sentono archi in sottofondo e una chitarra elettrica che però se ne sta in disparte. Solo verso la fine anche gli strumenti elettrici si uniscono e danno una bella scossa al brano, sicuramente uno dei più emozionanti dell’intero cd. La chiusura è di nuovo chitarra e voce, ma stavolta la chitarra è quella elettrica. Finale al cardiopalma con This is Everything, brano che non si risparmia per nemmeno un secondo. Nel finale sentiamo anche uno straordinario acuto di Giancarlo Floridia. Sicuramente, i Faithsedge sanno quel che fanno. La maturità e la qualità compositiva si notano egregiamente ed il risultato è un album che si ascolta con piacere, che non annoia e che porta a picchi di emozioni. Se al primo ascolto ero rimasta un po’ interdetta (dovuto anche al fatto che l’heavy metal non è più tra i miei ascolti principali), già dal secondo ho cambiato idea e ora posso dire con certezza di essere assolutamente entusiasta di questa band.

 

VOTO: 88/100

 

Tracklist

  1. Never a Day
  2. Jennifer
  3. You Cannot Give Up
  4. Faith and Chris
  5. Her Way Back
  6. Regret at All
  7. This War
  8. Taking Our Lives
  9. Let You Breathe
  10. This is Everything

 

 

 

About Irene Eva Scapin 81 Articles
Cantante fin da bambina, entrai nel mondo del metal all'età di 15 anni, grazie ad un mio amico dell'epoca. Da allora, per me è tutto un grande viaggio alla scoperta di ogni sfumatura di questo genere immenso e ricco di sorprese. La mia esperienza come recensore e reporter nasce a 16 anni, grazie a diversi progetti scolastici, per poi tuffarmi definitivamente nel mondo delle webzine a 19 anni.

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