BORIS WITH MERZBOW – Gensho

BORIS WITH MERZBOW – Gensho

BORIS WITH MERZBOW – Gensho

TITOLO: Gensho
BAND: Boris with Merzbow
ANNO: 2016
LABEL: Relapse Records
GENERE: Drone/Noise
COUNTRY: Giappone

Cosa è un fenomeno? Un fenomeno è, citando il dizionario, tutto ciò che può essere osservato e studiato tramite conoscenza diretta, ma anche un fatto o un evento che si contraddistingue dagli altri per caratteristiche particolari. Ed è la seconda definizione quella che penso sia più adatta a definire Gensho, album che vede la collaborazione del trio giapponese dei Boris con il rumorista Merzbow a distanza di cinque anni dall’ultima loro collaborazione, Klatter.
Prima di andare a recensire il, o meglio, i dischi, un leggero preambolo: come dice il titolo dell’album (che significa appunto fenomeno in giapponese), questo disco è stato fatto in modo che ognuno possa sperimentare un suo fenomeno che riesca a contraddistinguersi dagli altri. I dischi sono due, uno per artista: il lato dei Boris comprende nove tracce vecchie, ri-registrate per l’occasione, mentre il lato di Merzbow contiene quattro nuove composizioni, ma entrambi i dischi arrivano alla durata di ben 75 minuti e sono fatti per essere ascoltati contemporaneamente cambiando i volumi delle singole tracce secondo i propri gusti.
Il primo disco è un mattone drone che spazia da momenti totalmente alienanti come in Huge, Vomitself e Akuma no Uta (traccia che è stata allungata di quasi il doppio rispetto alla versione originale del 2003) ai momenti un po’ più atmosferici, quasi toccanti e introspettivi di Akirame Flower, Heavy Rain e Rainbow. La batteria di Atsuo è ridotta al minimo, così come anche le parti vocali che in questo caso sembrano essere superflue: a far da padrone sono le chitarre di Takeshi e Wata che trasudano note distorte al limite, lunghe, ipnotiche e quasi rilassanti, anche se questo è un fattore soggettivo. Una cosa che va a loro svantaggio però è questo rifacimento: anche se le canzoni hanno di sicuro un sapore più nuovo, alcune tracce riuscivano a dare il loro meglio nel vecchio aspetto, quando erano ancora marce e grezze.
Il secondo disco è riassumibile in una sola parola: rumore. Rumore allo stato più puro e libero: tutto sembra un urlo continuo con una voce stridula che non si ferma, non ne vuole sapere di interrompersi, ma continua ad urlare ed a dilaniare le orecchie di chi ha abbastanza coraggio da sentire il secondo disco da solo e che lo accompagnerà in un viaggio lungo più di un’ora.
Ma questo secondo disco riesce a dare una marcia in più al primo disco? La risposta, almeno per quanto mi concerne, è si: se ascoltati insieme, si riesce a creare una nuova atmosfera, e il poter modificare i volumi a proprio piacimento è una cosa buona poiché così ognuno può vedere se in una data parte preferisce le note distorte dei Boris, o il rumore dilaniante di Merzbow.
Di sicuro un disco non facile da assimilare se siete nuovi a queste sonorità, ma per i fan dei vari lavori di questi artisti e delle loro collaborazioni è di certo una chicca da non perdere.
E voi a che fenomeno avete preso parte?

Voto: 80/100

Tracklist:

01. Boris: Farewell
02. Boris: Huge
03. Boris: Resonance
04. Boris: Rainbow
05. Boris: Sometimes
06. Boris: Heavy Rain
07. Boris: Akuma no Uta
08. Boris: Akirame Flower
09. Boris: Vomitself
10. Merzbow: Planet of the Cows
11. Merzbow: Goloka (part 1)
12. Merzbow: Goloka (part 2)
13. Merzbow: Prelude to a Broken Arm

Alessandro Saba

alessandro_saba

Penso dunque sono. Scrittore a tempo (molto) perso, avido ascoltatore di musica.

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