ALLEGAEON – Proponent for Sentience

ALLEGAEON – Proponent for Sentience

ALLEGAEON – Proponent for Sentience

TITOLO: Proponent for Sentience
BAND: Allegaeon
GENERE: Technical Death Metal
ANNO: 2016
COUNTRY: USA
LABEL: Metal Blade Records
Gli Allegaeon (da leggersi come Alli-gi-on e non come Alli-ghei-on) sono una giovane band statunitense, attiva dal 2008, con un contratto con la Metal Blade Records e che fa un Technical Death Metal con parti un po’ melodiche e che tende a non annoiare troppo. Allora dove sta l’intoppo? Beh, l’intoppo è arrivato quando, nel 2015, il cantante Erza Haynes ha lasciato il gruppo: come fare? Chi potrà sostituire il cantante e diventare un possibile rimpiazzo stabile per la band? La riposta è arrivata un po’ di tempo dopo, e Riley McShane, avendo già militato negli Inanimate Existence è stato il candidato migliore: non solo a livello vocale, ma anche a livello compositivo dei testi, data la matrice prettamente scientifica dei testi della band. Passa il tempo, e a settembre 2016 esce il quarto album, Proponent for Sentience. Il gruppo sarà riuscito a mantenere il livello dimostrato con gli album precedenti o ha fatto un passo falso? La risposta, per quanto mi riguarda, è la prima.
L’album parte con la prima delle tre parti della title track: The Conception si apre con cori e archi, in maniera simile ai nostrani Fleshgod Apocalypse, per intenderci. La soave melodia non dura troppo e il quintetto attacca subito, con lo scream freddo di Riley che ha come sottofondo le chitarre di Michael e Greg e la batteria di Brandon, che si intrecciano alla perfezione, in particolar modo nelle parti più melodiche della traccia. Il basso di Corey, che finora aveva giocato un ruolo secondario, trova un momento solista ben riuscito, venendo poi accompagnato di nuovo dalle chitarre: in sostanza, traccia d’apertura molto buona, che fa sperare in bene per il resto del disco.
All Hail Science è la canzone più corta di tutto l’album, ma non significa che ciò sia un male: la traccia è solida, ha un ritornello semplice e non mancano i momenti tecnici, anche se tende ad essere una canzone “standard” per la maggior parte della sua durata; in maniera simile agisce anche la successiva From Nothing, anche se presenta una durata maggiore e una maggior dose tecnica, e Riley riesce ad usare al meglio l’alternanza tra scream e growl.
Una chitarra classica alternata a riff veloci di una elettrica introducono Grey Matter Mechanics – Appasionata Ex Machinea, traccia più lunga del lotto, ma strutturata abbastanza bene: il basso riesce a farsi sentire un po’ di più tra le chitarre, cosa decisamente non facile in questo gruppo, le sezioni tecniche sono molte ma non ripetitive e il finale riprende l’inizio della canzone, facendo continuare la chitarra classica con una parte solista finale.
Of Mind and Matrix è quella che mi piace pensare sia la versione leggermente più tecnica di All Hail Science: il ritornello viene ripetuto abbastanza di frequente, c’è la giusta dose di tecnica e la durata non è tale da renderla noiosa, ha parti solide e dure, insomma, un’altra traccia buona.
The Algorithm, la seconda parte della title track, viene introdotta in modo marziale, quasi come una marcia funebre accompagnata da dei cori. Dopo la intro si procede alla canzone vera e propria: sequenze dure e ritmate si alternano a pezzi più orchestrati ed elaborati, e la cosa si protrae per tutta la traccia. La cosa interessante qui è la poca presenza di tecnicismi rispetto alle precedenti, ma non sembra essere un punto debole, ma un vantaggio, dato che la canzone riesce a risultare interessante anche così e scorre tranquilla in tutti i suoi otto minuti circa di durata.
Successivamente troviamo Demons of an Intricate Design, traccia solida e cattiva al punto giusto: nulla che i nostri non abbiano già fatto, ma non la migliore dell’album.
A seguire troviamo Terrathaw and the Quake, che si apre in modo quasi danzereccio, ma la cosa dura poco e la canzone risulta simile sia alla precedente sia a Of Mind and Matrix, anche se con un po’ di orchestrazioni in più: canzone piacevole, buoni gli assoli e la sezione ritmica ma nel complesso si sente come la mancanza di qualcosa di indefinito.
Prima della terza parte della title track troviamo Cognitive Computations e The Arbiters, ed in queste due si riscontra lo stesso difetto delle due canzoni di sopra: sono canzoni valide, ma hanno un “qualcosa” che sembra mancare. Strumentalmente sono entrambe buone, e forse è questa la cosa: non riescono ad andare oltre il “buono”, e la durata di quasi sei minuti per entrambe non sembra aiutare. Potevano fare di meglio ma hanno preferito non farlo, anche se in Cognitive Computations nella parte prima dell’assolo si può sentire la voce pulita di Riley, cosa che poteva durare un po’ di più, a mio avviso.
L’album si “conclude” con la parte finale della title track, The Extermination, introdotta da uno speech robotico dalle tematiche apocalittiche: più la tecnologia si evolve, più noi ne diventeremo schiavi e alla fine soccomberemo ad essa, estinguendoci. E la traccia ha, oltre al titolo, anche questo di tema: l’estinzione della razza umana, l’annichilimento di questa “piaga carbonica”. Oltre alla voce di Riley stavolta c’è anche Björn “Speed” Strid, che offre le sue doti di cantante sia nel versante pulito che aggressivo. La parte vocale è un continuo alternarsi di scream, growls e ritornello in pulito, cosa molto adatta per la canzone, che contiene anche l’assolo di Benjamin Ellis, che aggiunge altra dose tecnica alla canzone, ma tutto questo è come il riferimento all’ “apocalisse meccanica” (no, niente Terminator). E con questa canzone l’album giunge alla sua conclusione… oppure no?
L’ultima traccia è una cover dei Rush, Subdivisions, e questo è uno dei punti deboli (per quanto riguarda il sottoscritto) dell’album: perché allungare ulteriormente la durata dell’album con una cover che poteva essere usata come traccia bonus per una limited o deluxe edition dell’album? Certo, la cover è piacevole e fatta bene, e Riley prova di essere un buon cantante anche con il pulito, ma con il concept del disco trovo che ci azzecchi poco e niente.
Dopo settanta minuti di musica, è ora di tirare le somme: Riley è sicuramente un buon rimpiazzo, e i fan di lunga data del quintetto avranno modo di abituarsi alla sua voce, anche se tende, in alcune canzoni, ad alternare un po’ troppo scream/growl. Il resto della band rimane a livelli tecnici sempre alti e buoni, anche se la seconda metà dell’album sembra essere un po’ debole se comparata alla prima. Album promosso? Per quanto mi riguarda, si.

Voto: 80/100

Tracklist:
01. Proponent for Sentience I – The Conception
02. All Hail Science
03. From Nothing
04. Grey Matter Mechanics – Appassionata Ex Machinea
05. Of Mind and Matrix
06. Proponent for Sentience II – The Algorithm
07. Demons of an Intricate Design
08. Terrathaw and the Quake
09. Cognitive Computations
10. The Arbiters
11. Proponent for Sentience III – The Extermination
12. Subdivisions (Rush Cover)

Line up:
Corey Archuleta – basso
Greg Burgess – chitarra
Brandon Park – batteria
Michael Stancel – chitarra
Riley McShane – voce

Guest:
Benjamin Ellis – assolo di chitarra in Proponent for Sentience III – The Extermination
Björn “Speed” Strid – voce in Proponent for Sentience III – The Extermination
Joe Ferris – orchestrazioni

Pagina della band: https://www.facebook.com/Allegaeon/?fref=ts

Alessandro Saba

alessandro_saba

Penso dunque sono. Scrittore a tempo (molto) perso, avido ascoltatore di musica.

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