Swallow the Sun

Swallow the Sun

Swallow the Sun

La Finlandia. Un posto freddo, cupo e tetro. Un po’ come i testi di questa band, per farci capire. Se è vero che il clima di un posto può influenzare lo stile di una band, allora gli Swallow the Sun incarnano alla perfezione tutto ciò: un melodic death mischiato perfettamente con il doom, che crea un’atmosfera malinconica, a tratti funeraria e soffocante. La band è composta di sei membri, che attualmente sono Mikko Kotamäki alla voce, Markus Jämsen e Juha Raivo alle chitarre, Matti Honkonen al basso, Aleksi Munter alla tastiera e Juuso Raatikainen alla batteria.

Nel 2003 esce il primo lavoro in studio, che si intitola The Morning Never Came, uscito tre anni dopo la formazione della band. Già dalla copertina si può facilmente intuire, per chi è nuovo alla band, cosa verrà proposto nell’album: un suono cupo, triste, il cui cantato ne enfatizza la disperazione (la voce di Mikko è perfetta per esprimere i testi). La riedizione del 2007 della Firebox Records contiene come traccia bonus Solitude, cover dei Candlemass.

Ghost of Loss esce quasi due anni dopo, anticipato dal singolo Forgive Her, uscito pochi mesi prima dell’album. Il lavoro continua la scia del precedente lavoro, e si possono già notare dei miglioramenti, come la lunghezza più alta delle canzoni, che in media superano tutte (ad eccezione di Descending Winters e Psychopath’s Liar) i 7 minuti di durata, arrivando anche a 9 e oltre, come nella opener The Giant e Forgive Her, che permettono una struttura più articolata della canzone. Inoltre, la canzone Ghost of Laura Palmer prende il nome da un personaggio della serie Twin Peaks.

Il singolo Don’t Fall Asleep anticipa l’uscita del terzo album, Hope, rilasciato nel febbraio 2007. L’album presenta un buon punto di svolta nel gruppo. che comincia ad implementare più parti melodiche, che servono quasi a staccare dalle loro sonorità più pesanti, ma senza rinunciare al loro stile classico: un ottimo esempio è appunto Don’t Fall Asleep, presente in versione allungata nell’album e la finale Doomed to Walk the Earth.

Nel 2008 esce Plague of Butterflies, primo EP del gruppo, ed ultimo lavoro con il primo batterista Pasi Pasanen. L’EP, fondamentalmente, contiene un’unica e mastodontica traccia, ovvero la title-track: Plague of Butterflies è una suite di quasi 35 minuti di durata, composta da tre parti (Losing the Sunsets, Plague of Butterflies ed Evael 10:00), ognuna che inizia in maniera calma, quiete, come una tempesta che sta per trasformarsi in uragano che muterà più volte in vento leggero e bufera. L’EP inoltre contiene delle tracce bonus, appartenenti alla prima demo del gruppo, Out of this Gloomy Light.

Il primo lavoro con il nuovo batterista, Kai Hahto, si intitola New Moon, ed esce nel 2009. L’album è stato preceduto dal singolo omonimo, uscito due giorni prima dell’album. Il lavoro in se non aggiunge nulla di nuovo a ciò che la band ha già fatto in passato, ma riesce comunque sia a rimanere su un buon livello, e Kai riesce ad alzare il livello complessivo del gruppo, adattandosi perfettamente a passaggi sia melodici che a quelli più serrati e furiosi, come nella finale Weight of the Dead.

Emerald Forest and the Blackbird esce nel 2012, ed è il secondo e ultimo lavoro con Kai alla batteria, e sembra più un album di melodic death, comparato al resto della discografia: qui l’uso della componente melodica viene utilizzato maggiormente rispetto al passato, mettendo da parte l’elemento doom, ma il gruppo mostra anche la parte più furente, come in Hate, Lead the Way! o nella seconda parte di Cathedral Walls, di cui è stato tratto il video.

L’ultima uscita del gruppo risale al 2015, e si intitola Songs from the North I, II & III. Perché i numeri romani? Perché quest’opera non è composta solo da un disco, bensì da tre, ognuno che riflette un determinato aspetto della band: il primo disco, Gloom, mostra il lato moderno, più aperto al provare cose nuove; il secondo, Beauty, mostra la parte più segreta e nascosta del gruppo, quella melodica e quiete, controllata, come un mare che si calma dopo la tempesta. Il terzo e ultimo lato, Despair, fa vedere la faccia più nota del gruppo, ovvero quella triste, decadente e funeraria, come si evince già dal titolo; inoltre tra i tre dischi è quello che presenta meno canzoni.

Alessandro Saba

alessandro_saba

Penso dunque sono. Scrittore a tempo (molto) perso, avido ascoltatore di musica.

Lascia un commento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *