Sigh

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Sigh

Formatisi nel lontano 1990, i Sigh sono una band giapponese che fonde il black metal con l’avant-garde, creando uno stile imprevedibile e quasi mai banale. Il gruppo, all’inizio, era formato da tre elementi: Mirai Kawashima, voce e basso, Satoshi Fujinami, chitarra, e Kazuki Ozeki, batteria. Nel corso degli anni la line up iniziale ha subito pochi cambiamenti: tutt’oggi la formazione comprende Mirai, che oltre al cantato si occupa delle tastiere e di vari altri strumenti, Mika “Dr. Mikannibal” Kawashima, seconda voce e sassofono, You Oshima, chitarra, Junichi Harashima, batteria, e Satoshi al basso. Lo stile della band si è evoluto dal black metal iniziale fino ad arrivare all’avant-garde black degli ultimi lavori, direzione che la band intraprese a partire già dai primi anni 2000, anche se cominciò a sperimentare già nella fine degli anni ’90. Particolarità dei loro lavori: se si conta l’EP Ghastly Funeral Theatre, il nome del gruppo può essere pronunciato due volte se si conta la prima lettera di ogni album e di quell’EP.

1990 – 1999: una decade di black

Dopo le prime demo e l’EP Requiem for Fools, il gruppo pubblica nel 1993 il primo album, Scorn Defeat: il lavoro è stato pubblicato sotto la Deathlike Silence Productions, ma dopo la morte di Euronymus, per questo non venne distribuito bene nel mercato, e la stessa cosa accadrà per la sua ristampa l’anno successivo. Il lavoro presenta un suono grezzo, veloce e tagliente, e viene suddiviso in due parti: le prime quattro tracce compongono la parte Revenge, mentre le restanti tre Violence. Nel 2013 la band commemora l’uscita dell’album con un live album, Scorn Defeat 20th Anniversary Gig, dove eseguono tutto l’album con l’aggiunta di altre canzoni. L’album originale verrà ristampato più volte nel corso del tempo, con l’aggiunta di nuove tracce come disco bonus.

Due anni dopo il debutto esce Infidel Art, che in parte riprende lo stile del primo lavoro, ma in chiave più melodica, dovuta anche alla lunghezza delle canzoni (la più corta dura quasi 5 minuti) e ad un utilizzo maggiore delle tasitere. Il disco, come per il precedente, viene suddiviso in due lati, Terror e Funeral.

Ghastly Funeral Theatre esce nel 1997, e contiene sei tracce, di cui ben tre strumentali: lo stile dell’EP è molto simile al secondo album e anticipa la direzione che la band intraprenderà d’ora in avanti; basti pensare a tracce come Doman Seman o la strumentale d’intermezzo Imiuta per farsi un’idea di come diventeranno tra qualche anno, ma la band mantiene ancora la sua essenza black, come nella lenta Shikigami.

A fine anno esce il terzo album (nonché uno tra i miei preferiti del gruppo), Hail Horror Hail. L’album continua la scia iniziata dal precedente Infidel Art, ma ne amplifica la parte sperimentale, dovuta principalmente alle tastiere, che in alcuni casi emanano un’atmosfera terrificante. Come da retro del disco, “Ogni suono di questo disco è voluto e se trovate che alcune parti dell’album siano strane, non è perché è la musica in se ad essere strana, ma perché il vostro io cosciente è mal equipaggiato per comprendere i suoni prodotti in questa registrazione“.

Il 1999 vede l’uscita di Scenario IV: Dread Dreams, album che tenta di ricreare l’atmosfera dei primi due album, mettendo da parte l’indole sperimentatrice di Mirai per concentrarsi su un suono più “naturale” e senza troppi fronzoli, anche se le poche parti di tastiera presenti riescono a fare bene il loro dovere, passando da momenti “paradisiaci” a momenti di decadimento totale.

2001 – oggi: l’era della sperimentazione sonora

Imaginary Soniscape esce nel 2001, ed è il primo album dai tempi di Hail Horror Hail ad includere una buona dose di parti di tastiera e altri strumenti, perlopiù suonati da Mirai: il lavoro si presenta come un ottimo connubio tra parti melodiche a parti più accativanti. L’album è stato ristampato successivamente con l’aggiunta di tre canzoni, Voices, Born Condemned Criminal e Bring Back the Dead, ampliandone ulteriormente la durata: da 63 minuti si sfiorano quasi gli 80, ma ciò non sembra essere di peso, e l’album scorre in modo veloce, come nella Slaughtergarden Suite, canzone che dura quasi 11 minuti ma che regala vari momenti mozzafiato.

A distanza di quattro anni, nel 2005 esce Gallows Gallery, album che fin dall’inizio fa notare subito un particolare: in contrapposizione alle sonorità black del gruppo, ormai spostatosi su settori più imprevedibili, spunta in primo piano la voce in pulito di Mirai, relegando lo scream ad un ruolo molto marginale. Da qui nel gruppo entra Junichi Harashima come batterista, ruolo prima ricoperto da Satoshi. L’album è stato pubblicato dalla Candlelight Records, poiché la Century Media si rifiutò di distribuirlo a causa della direzione musicale presa dal gruppo.

Hangman’s Hymn – Musikalische Exequiem esce nel 2007, e risulta essere il disco più sinfonico dell’intera discografia del gruppo giapponese, dato l’uso massiccio di cori e orchestrazioni, che si amalgamano molto bene nelle sonorità black presenti, dando alle volte quasi un tocco “carnevalesco”, come si può sentire nell’ultima traccia Finale: Hangman’s Hymn/ In Paradisum/ Das Ende o anche in Salvation in Flames/ Confutatis. L’album però mostra anche il lato più violento della band, riscontrabile in Death With Dishonor e in Me – Devil.

Nel 2010 esce Scenes From Hell, primo album con alla formazione Mika Kawashima, che ricopre il ruolo di seconda voce e sassofonista, che innalza il potenziale del gruppo, come si può notare in canzoni come L’Art de Mourir o nella suite Musica in Tempora Belli, specie nella prima parte The Red Funeral. L’album presenta un notevole allontanamento dall’iniziale matrice black, di cui ormai il gruppo ne conserva solo la sonorità: se con i precedenti lavori avevano già cambiato sonorità, in questo lavoro il tutto viene spinto ulteriormente verso nuovi livelli.

The Curse of Izanagi  esce nell’aprile dello stesso anno, e contiene una riregistrazione dell’omonima canzone apparsa in Hail Horror Hail, ma decisamente più corta (la durata è stata quasi dimezzata). Nel primo lato del vinile, oltre alla title track troviamo anche War, mentre nell’altro lato troviamo due cover, Spiritual, una cover di John Coltrane, e Countess Bathory, dei Venom, già presente nell’EP uscito due anni prima, dove i Sigh hanno coverizzato sette canzoni loro.

Due anni dopo esce In Somniphobia: il lavoro risulta essere molto vario, e la lunghezza di alcune canzoni fa si che possano essere usati più elementi che riescono ad entrare in sintonia tra di loro: un esempio è Amongst the Phantoms of Abandoned Tumbrils, che in quasi 10 minuti muta più volte struttura e tonalità. Inoltre in questo album troviamo un uso più accentuato del growl, presente solo in alcune parti ma che rafforza il tutto, come in Fall to the Thrall.

Il 2015 vede l’uscita, a tre anni di distanza dall’ultimo, di Graveward. Da questo album entra nella line up You Oshima come chitarrista, che aiuta a migliorare la varietà del suono, anche se di poco: infatti l’album, pur essendo un buon lavoro sotto svariati punti di vista, non presenta grosse novità rispetto al passato, se non una più varia sezione del guitarwork, punto decisamente a favore, cosa che viene risaltata già dall’opener Kaedit Nos Pestis o in The Molesters of My Soul. Inoltre, come è da tradizione per la band, appaiono vari ospiti, come Sakis Tokis, Niklas Kravoforth e Matt Heafy.

Alessandro Saba

alessandro_saba

Penso dunque sono. Scrittore a tempo (molto) perso, avido ascoltatore di musica.

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