METALLICA

METALLICA

METALLICA

Metallica, la band al tempo stesso più amata e odiata all’interno del panorama hard & heavy mondiale..
Un gruppo capace di alternare album epocali ad altri discutibili, di qualità mediocre o semplicemente inutili: un gruppo che, oltre ad aver avuto un mostruoso successo commerciale, è uno dei pochissimi ad essere entrato, con forza, nella cultura generale.
I primi anni di vita dei Metallica sono caratterizzati da rapporti piuttosto turbolenti tra i vari membri e da numerosi screzi con Dave Mustaine, che nel 1985 fonderà i Megadeth, in particolare per alcune canzoni, “The Four Horsemen”, in primis, e per il presunto plagio del riff iniziale di “Master of Puppets” dalla demo degli Exodus, (di cui all’epoca lo stesso Kirk Hammett era membro).
Questi iniziali attriti non comprometteranno, però, il successo planetario dei Metallica, e del thrash metal in generale, avvenuto in maniera deflagrante verso la fine degli anni ottanta, ma a partire dal famigerato Black Album, furono altre le critiche che piovvero addosso alla band, tra le quali, vanno citate, alcune dichiarazioni piccanti di DeMaio, (Manowar), certe sortite del buon Jason Newsted, bassista di notevole qualità eternamente sottovalutato nei ‘Tallica e, non ultimi, attacchi a distanza dei Winger, aspetti che elenco volutamente adesso e che, in seguito, non troveranno spazio.
Gli anni 2000 sono stati segnati da un lento ritorno alle sonorità prettamente metal che divisero in due sia i fan che la critica per certe scelte non condivise.

GENERE
Thrash metal (anni 80 fino al 1991 e 2008); heavy metal/hard rock (anni ’90); alternative Metal (2003); rock sperimentale (2011).

ANNO DI FONDAZIONE
1981 – ancora in attività

ALBUM IN STUDIO
10

Gli Stati Uniti nei primi anni 80 furono teatro di una scena musicale alquanto vivace e prolifica, come del resto per gran parte della storia recente di questa Nazione.
Molti generi nacquero qui ,come ad esempio il country, il blues, il jazz o la musica gospel ma, anche altri generi più pesanti e più vicini ai giorni nostri come lo sludge metal. Altre correnti musicali si svilupparono in parallelo alla Gran Bretagna e, insieme a quest’ultimo Paese, i due sono probabilmente gli Stati cui le relative scene musicali hanno dato di più sia come numero di band prodotte che come importanza, non solo al mondo del metal ma all’universo rock in generale. Non a caso buona parte delle grandi rivoluzioni rock sono avvenute in questi due Stati in cui la società era più moderna e aperta al cambiamento che altrove.
Dicevamo, dunque, che negli anni 80 la scena musicale americana era molto frizzante e il vento della nuova alba dell’heavy metal britannico soffiò fino oltre Oceano ispirando moltissime band e dando nuova linfa vitale alle scena statunitense. Nel “Nuovo Mondo” furono essenzialmente due i generi che in questo periodo vissero i loro anni ruggenti e che videro la contrapposizione, tutta americana, tra il glam (e lo sleaze) metal da una parte e il thrash metal dall’altra. A tal fine va segnalato, come nota di costume, che all’epoca gli ascoltatori di glam o sleaze metal venivano etichettati dai rivali dediti al “thrash” come dei cosiddetti “poser” e molto interessanti, al riguardo, sono anche le interviste alle rispettive band in cui trattano di codesta rivalità interna al mondo USA.

Nota a margine: negli anni 80, negli States, ci fu pure una prolifica scena epic metal ma, per diversi motivi, non entrò in contrasto con le due scene maggiori e, a parte qualche eccezione, Manowar e Virgin Steele soprattutto, rimase sempre una scena confinata nell’underground, cosa analoga successe con il doom metal statunitense.

1983: esce il debutto dei Metallica: un album per certi versi molto debitore nei confronti della scena heavy metal britannica (Hetfield e soci dichiararono spesso l’influenza che band come VenomDiamond Head tra le tante ebbero su di loro), ma d’altro canto pure notevolmente influenzato dalla scena hardcore punk. Il risultato di tale commistione di stili fa sì che Kill ‘em All presenti coordinate stilistiche semplici e dirette, con chiari riferimenti al metal più classico: assoli tirati e veloci, ritmiche molto serrate, riff massicci e un Hetfield urlante ed in grande forma per quello che, da molti è considerato uno degli album metal più importanti di sempre. Il contesto storico in cui il primo full length dei Metallica si inserisce era caratterizzato, come detto in precedenza, dalla totale diatriba, pure a livello di attitudine tra il glam ed il thrash.
Il primo genere era nato quasi come una sorta di esasperazione del “rock ‘n roll“: divertimento, sesso sfrenato, droga e sregolatezza in generale erano le tematiche principali di esso che, idealmente, finì per rappresentare il “lato bello degli States e di Los Angeles in particolare”; dal canto opposto il thrash,a parte alcune eccezioni come ad esempio, Metal Milltia, trattava soprattutto tematiche sociali quali ad esempio le numerose contraddizioni in essere negli Stati Uniti, discriminazioni razziali, diseguaglianze sociali, abusi di potere ecc.., finendo così per riprendere, parzialmente, argomenti cari all’universo punk che ben si sposavano ad un genere così potente e feroce.

1984: vede la luce il secondo album, Ride the Lightning, album nettamente più maturo del precedente, con minor abuso della velocità e con un uso più frequente di tempi lenti e canzoni melodiche e introspettive; certo la furia thrash in taluni brani è ancora ben presente ma, già da questo secondo lavoro sulla lunga distanza, si percepisce una discreta varietà a livello di sound e una, seppur grezza, perizia da un punto di vista compositivo dei vari pezzi. Ride the Lightning è probabilmente il loro primo vero capolavoro.

Siamo nel 1986 e i nostri quattro cavalieri, giunti ormai al terzo album, sfornano il tanto amato Master of Puppets che consente loro di entrare dalla porta principale nell’ambiente metal di successo e li catapulta nell’olimpo dei grandi con un successo commerciale senza eguali all’epoca. La struttura portante dell’album riprende, in parte, quanto già proposto nel secondo capitolo discografico: pertanto trovano posto, tra gli altri brani, un’opener veloce, una canzone strumentale, una semi acustica, un “lento”..Il sound cresce ulteriormente per qualità e perizia ed il risultato finale è uno degli album thrash metal più belli di sempre, nonché apice assoluto ed ineguagliabile della carriera discografica della band.
A ulteriore conferma che il 1986 è stato l’anno d’oro per il genere si segnalano in quell’annata altri album di notevole qualità e di importanza storica epocale quali, su tutti, Peace Sells….But Who’s Buying? dei Megadeth di Mustaine e Reign in Blood degli Slayer.

Durante il tour europeo a supporto di Master of Puppets a seguito di un’incidente sul tour bus, l’autista forse perse il controllo a causa del ghiaccio presente sulla strada, il talentuoso bassista Clifford Lee Burton morì e l’evento colpì in maniera profonda gli altri tre membri e ne condizionò anche lo sviluppo discografico nell’immediato futuro. Molti furono i tributi e gli omaggi a Burton, ragazzo timido e riservato ma ben voluto da tutti, tra cui

Metallica nonostante la tragica morte dell’ex bassista non si sciolgono anzi, dopo le necessarie audizioni, assunsero al basso Jason Newsted e nel 1988 pubblicarono il loro quarto album di studio…And Justice For All. Esso si rivela comunque un ottimo platter ma viene, sfortunatamente, ricordato dai più per la pessima qualità della produzione che finiì per nascondere quasi totalmente le linee di basso del nuovo arrivato Newsted. And Justice For All riprende, a grandi linee, la struttura generale di Ride the Lightning ma se ne differenzia per la struttura molto più introspettiva ed oscura e per la durata, anomala per la band, delle canzoni. La furia distruttiva dei primi tre album si riduce ulteriormente in quello che viene, spesso, considerato come il full length più difficile e complesso della carriera del gruppo. Della prima parte di produzione dei Metallica questo è probabilmente il lavoro più sottovalutato in quanto risultò, da un lato schiacciato dal carisma e dalla qualità del suo predecessore e, dall’altro offuscato dallo spaventoso successo commerciale planetario del “Black Album” che lo seguirà.
A titolo di cronaca un caso simile lo si può riscontrare con The Animals dei Pink Floyd.

Nel 1991 fu pubblicato l’album omonimo con qualche citazione (No Strange?), universalmente conosciuto come il “Black Album“..
Esso suona in maniera differente rispetto ai suoi predecessori: da una parte il thrash è ancora ben presente, pur se rispetto al passato meno irruento, dall’altra c’è una forte vena hard rock/heavy metal con un paio di ballate e canzoni più semplici e immediate in cui emergono soprattutto alcuni ritornelli di facile presa per il pubblico. Il sound risulta così potente e ammiccante allo stesso tempo in quello che probabilmente è l’album più importante in assoluto per la band e che permise loro di entrare dalla porta principale nel panorama mainstream e di creare una sorta di “thrash radiofonico” ripreso in quegli anni da molte altre realtà. Non mancarono però le prime, pure violente, critiche alla band, accusata di essersi “venduta” dai fan della prima ora ma, d’altro canto moltissimi altri giovani si avvicinarono a loro sulle note di Nothing Else Matters o di The Unforgiven. In definitiva un altro album di qualità e cosparso di spunti interessanti in cui il nuovo produttore Bob Rock ha giocato senz’altro un ruolo fondamentale nell’indirizzare (costringere?) la band in questa direzione.

Come si diceva in precedenza gli anni 80 sono stati l’epoca d’oro per il thrash metal, vediamo di fare qualche altra osservazione al riguardo. In pochi anni un movimento prima confinato nell’underground finì per ottenere un successo, anche commerciale, notevolissimo, in primis negli States, e in maniera più limitata in Germania, ma la scena musicale mutò rapidamente a sfavore dei fautori di questo sottogenere. Dopo aver conquistato il mondo intero con band attive e di spessore anche in paesi come l’Italia o il Brasile, il thrash nel decennio seguente ritorna rapidamente nel sottobosco underground, e con esso vi finiscono pure lo storico rivale glam metal e l’heavy metal classico, soppiantato di colpo dalla scena alternative, il grunge di Seattle su tutti, che ne prende il posto d’élite nel panorama musicale mondiale. Dalla costa occidentale USA i nuovi arrivati conquistano rapidamente l’intero Pianeta discografico grazie al traino ed al successo commerciale senza precedenti di band quali Soundgarden, Pearl Jam e Nirvana, che mandarono in crisi decine di nomi illustri del metallo più classico. Sul versante più estremo il thrash, invece, fini per essere stritolato dalla morsa tenace dei due sottogeneri più estremi sorti nel decennio: da un lato il nascente filone death metal che divenne, ben presto, molto popolare negli Stati Uniti ed in Inghilterra e, dall’altro lato il black metal, di chiara origine scandinava, e norvegese nello specifico. I mutati equilibri musicali del periodo costrinsero quindi molte band a cambiare genere.
Frattanto i quattro cavalieri di Sisco continuano il tour di promozione del Black Album per un lungo periodo con un successo di pubblico che ha del clamoroso.
Nel 1996 viene, poi, pubblicato Load, sesta fatica sulla lunga distanza per i nostri. L’album all’epoca fu stroncato duramente dalla critica salvo poi essere, in parte, rivalutato con il passare degli anni. I giudizi severi della gran parte dei recensori non riuscirono tuttavia ad arrestare la corsa senza freni verso la fama di Ulrich e compagni che continuò inarrestabile. Da un punto di vista tecnico l’album è ormai quasi privo di elementi prettamente metal, e finisce per risultare un lavoro tutto sommato discreto con talune canzoni che emergono sulle altre grazie all’impiego di dosi massicce di buon rock e all’inserimento di sfuocati elementi blues e country. Non è un album totalmente da buttare, semplicemente è molto, molto distante dal sound tipico dei “‘Tallica” che finiscono, ora sì, nell’occhio del ciclone di un gran numero di fans della vecchia guardia che si discosteranno d’ora in poi in maniera definitiva dalla loro musica.

Se Load era semplicemente discutibile, il successivo Reload uscito l’anno dopo rappresenta, infine, il vero distacco dei Metallica dalla loro vecchia fan base.  L’album presenta, infatti, dei remix inutili e poco riusciti ed annovera nel proprio carniere solo quattro – cinque brani molto riusciti …Le critiche stavolta arrivano in maniera trasversale da qualsiasi angolo del Pianeta ma, nonostante ciò, la band continua a riscuotere un notevole successo in sede di vendite discografiche e nell’immaginario collettivo il gruppo finisce per incarnare in toto l’idea delle rockstar ricche, famose e potenti. Molti giovani si avvicinano a loro e alla loro discografia grazie a canzoni come l’epocale opener Fuel o la seconda parte di The Unforgiven.
Nel 1998 seguono l’esempio, concediamogli almeno il beneficio del dubbio, di Slayer e Megadeth e pubblicano anch’essi un’album di cover in cui omaggiano grandi nomi del passato, un medley dei Mercyful Fate su tutti, ed altre band che influenzarono i four horsemen nei primi anni di carriera. Il risultato è il doppio corposo Garage Inc., oltre due ore di musica totale dove quantomeno dimostrano carattere, una certa spregiudicatezza sonora pur velata di copiose e, a volte ridondanti, sfumature hard rock per un risultato finale tutto sommato discreto.
Conclusero, poi, il millennio con S & M del 1999: un live in cui collaborano con la San Francisco Symphony Orchestra per riprodurre in chiave sinfonica molti classici del repertorio del loro passato glorioso. L’operazione riesce solo in parte visto che, ci propongono pure alcune canzoni dei deludenti Load e Reload e gli arrangiamenti orchestrali, pur se piacevoli in sé stessi, non aggiungono granché alle tracce proposte.
Nel 2000 invece composero un pezzo per la colonna sonora per il film di successo Mission Impossible II…altri soldi facili con il minimo sforzo..

Anno Domini 2003: esce St. Anger ultimo album dell’era Bob Rock, iniziata, come detto poco sopra nel 1991, qui i ‘Tallica cavalcano sapientemente il trend dell’epoca, l’alternative metal, sfornando un’album con una produzione volutamente sporca, canzoni tirate fino alla noia a causa delle lunghe ed estenuanti ripetizioni di ritornelli e strutture in certi casi fatte con lo stampino. Kirk non si esibisce in nemmeno mezzo assolo e l’esecuzione alla batteria è a dir poco ridicola, al punto che le parodie al buon Lars si sprecano in ogni dove. L’album poteva, pure, essere ispirato da una proposta iniziale interessante ma le poche idee e l’esecuzione tecnica raffazzonata lo resero un secondo disastro artistico da cui si salvarono giusto un paio di canzoni, ma nonostante ciò l’album fece registrare un sorprendentemente alto numero di vendite. In contemporanea venne lanciato l’inutile documentario Some Kind of Monster e si segnala, anche, l’entrata in formazione, al basso, nel 2001 da parte del talentuoso Robert Trujillo.

2008: i Metallica tornano a fare un vero album di thrash metal: il risultato ottenuto è si un buon lavoro, ma non esente di critiche in funzione, in primis, degli assoli poco fantasiosi e di una struttura portante troppo simile alla triade primordiale di lavori, in secondo luogo legate ad una produzione troppo pomposa e, in ultima analisi per un paio di canzoni, inutilmente, tirate per le lunghe. Fatte queste dovute segnalazioni preliminari l’album è davvero interessante ed apprezzabile e potrebbe rappresentare un buon punto di ri – partenza per il futuro. Death Magnetic comunque divise allora e divide tuttora critica e pubblico: alcuni, fan della prima ora soprattutto, ne lodano il ritorno, per certi versi,inaspettato al thrash metal, mentre altri per la produzione troppo appariscente e per gli altri elementi di criticità, poc’anzi evidenziati, lo demoliscono apertamente.

Nel 2011 viene pubblicato l’ep Beyond Magnetic contenente i refusi di Death Magnetic: un lavoro discreto, con una produzione ancora gonfiata ad arte e un poco sporca, ma con delle canzoni piacevoli…qui, come nei 2 precedenti album, il nuovo bassista meriterebbe molto più spazio; l’ep, tuttavia, riprende sia i punti di forza sia le criticità del precedente full length…come dire..niente di nuovo sotto al sole…

E sempre nel 2011 viene pubblicato Lulu, album collaborativo tra i ‘Tallica e Lou Reed in cui l’intenzione originaria era quella di proporre del rock sperimentale, dando alle stampe un lavoro di ascolto molto difficile. Un lavoro, pertanto, che per sua stessa natura divise e divide fan e critica, (e i più maligni arrivarono a dire che non fu un caso se il grande Lou deperì a tal punto da morire solo due anni dopo la pubblicazione di un simile album). Da una parte le critiche sono ferocissime e non risparmiano nessuno, soprattutto da parte dei fan dei Metallica, che delusi da questo album, in certi casi arriveranno persino a minacciare di morte il cantautore. Dall’altra parte c’è qualche voce fuori dal coro (da ricordare lo sfavillante 8.5 assegnatoli da Simone Sacco di Metal Hammer Italia) che invece loda la direzione musicale e il coraggio di aver osato; il disco ebbe maggior successo presso i fan di Lou Reed .Molti però sono concordi nel dire che questo è il capitolo più basso della carriera di entrambi gli artisti.

Ormai è da qualche anno che si attende il nuovo album dei Metallica e si vive nell’incertezza di ancora quando sarà pubblicato: attorno ad esso ci sono già molte discussioni e voci di corridoio alimentate dagli stessi membri e, a sorpresa, nel 2014 fu pubblicato un nuovo pezzo inedito.

 

 

 

 

 

Sebastiano Dall'Armellina

sebastiano