Era il 1990, quando a Norrköping, (una città nella zona centro orientale della Svezia con poco più di 80.000 abitanti)
si stava per formare una delle band più violente e famose mai esistite: i Marduk.
La band viene creata inizialmente da un certo Håkansson, all’epoca frontman degli Abruptum (Band Black metal che a tratti si avvicinava al rumorismo), che l’abbandona nel 2005.
Il nome della band, Marduk, deriva dall’omonimo Dio babilonese, che era il pantheon del confusissimo caos mitologico e teologico babilonese.
I Marduk partono col presupposto di suonare un black metal molto pesante ed aggressivo da un punto di vista compositivo e di voler far sentire alla tranquilla Scandinavia testi a dir poco blasfemi.

La Formazione iniziale era questa:
Voce: Andreas Axelsson (ex Edge of sanity)
Chitarra: Morgan Steinmeyer Håkansson (Il fondatore)
Basso: Rikard Kalm
Batteria (e occasionalmente voce): Joakim Göthberg (Ex chitarrista dei Dimension Zero)

La loro prima demo fa a dir poco scalpore: Fuck Me Jesus esce nel giugno del ’91, e già dalla copertina (che vedete in basso),
capirete cosa ci si possa aspettare dal sound. Pubblicato inizialmente dalla Gorysound Records, casa discografica svedese capitanata dal grandissimo Dan Swanö, polistrumentista che ha militato in band di rilievo come i Katatonia (1999), Bloodbath ( 2000-2004), Edge of Sanity (1991-2006) e dai meno famosi Nightingale (1995-2007), i quali però propongono un progressive metal/rock di buona fattura.

La demo verrà poi ristampata più volte dalla casa discografica transalpina Osmose productions nell’aprile del ’95 finalmente sotto forma di CD/Vinile 45 giri limitato in 700 copie (prima era in cassetta),ve poi di nuovo nel 2006 in vinile 33 giri.
Questa demo durava inizialmente appena dodici minuti,ma con le ristampe si aggiunsero ben tre canzoni (di cui due cover dei Bathory), facendo salire il minutaggio a ventitré minuti. La demo a causa della sua copertina a dir poco blasfema e irriverente è bandita in sette paesi (di cui due in Europa, Ucraina e Bielorussia).

Si comprende subito che questo primo germe targato Marduk ci propone uno stile proprio ed indipendente:
La voce di Axelsson prende con prepotenza spazio tra le chitarre distorte ed  una batteria che azzarda spesso il doppio pedale/Blast beat. È un vero proprio Armageddon compositivo, i Marduk partono bene, con ancora qualche pecca iniziale soprattutto nella registrazione,nonostante si presenti bene e ci faccia comprendere quanto i Marduk ci tengano ad essere una band con personalità.

Un pezzo da menzionare è sicuramente The Black,il quale con lo scream iniziale di Axelsson, dà il via alle danze ed a un vero e proprio inno al male ,con una chitarra di sottofondo ben gestita dal fondatore Håkansson.
Questa band, che sarà successivamente etichettata come Black Metal, ha ancora influenze tipicamente death metal,che si porterà dietro per tre – quattro anni circa.

Passa un anno, e i Marduk, forti di un discreto successo e fama dati dalla loro prima creatura Fuck me jesus, decisero di pubblicare il loro primo disco ufficiale, Dark Endless.
Album rilasciato in un freddo inverno svedese del 1992 (più precisamente a dicembre) dalla No Fashion Records,che è stata casa discografica di molte band metal famose come i Katatonia o Lord Belial.

L’album verrà ristampato più e più volte (quattro ufficialmente).
L’ultima ristampa risale al 2006 firmata Bloddawn records.
Siamo in un periodo in cui il metal estremo sta nascendo, molte band come Bathory,Mayhem o i nostrani Necrodeath stanno sperimentando nuovi sound per creare un nuovo genere. Anche nei Marduk si nota questa sorta di sperimentazione.
Il nuovo CD degli svedesi parte con una spaventosa introduzione di pianoforte molto inquietante che ci da un preludio di quello che sarà il resto del disco. In questo album si aggiunge un ulteriore chitarrista, il dilettante Devo Andersson che accompagna l’altro chitarrista (non che fondatore) Håkansson.

Il sound proposto (come ci suggerisce il titolo del disco), è Dark, oscuro, con ancora tante influenze prese dal death metal e moltissimi rallentamenti di ritmo che ci suggeriscono una piccola influenza Doom, molto interessante per creare un cd dal sound cupo.
Un pezzo da ricordare è sicuramente Within the Abyss, pezzo a dir poco aggressivo e violento, con molte influenze di carattere death. Nonostante questo la batteria rimane tipicamente  targata Marduk.

Ancora una volta numerosa è la presenza di Blast beats.
La voce del cantante è ancora una volta un misto di Growl e Scream,secondo me azzeccatissima.
Una Band che sicuramente, paragonata alla scena svedese dell’epoca,non avrebbe fatto tanta strada se avesse continuato con questo sound. Problema però che non ci siamo posti perché di album in album i Marduk sono sempre riusciti a rinnovarsi.
Il primo album dei Marduk rimane comunque mediocre.
Innovazione che fa rima col nuovo album dei Marduk, Those of the Unlight, pubblicato nell’autunno del 1993 dai Francesi della Osmose Productions (Label che aveva precedentemente ristampato la loro prima demo).

In questo disco è fondamentale citare il cambio di bassista: Il novellino Andersson verrà sostituito da quello che sarà il bassista storico dei Marduk, il grandissimo Bogge Svensson, detto B. War
Anche alla voce vi è un cambiamento,l’ex frontman Axelsson viene sostituito da Joakim Gothberg, allo stesso momento anche batterista. L’album si presenta con una copertina stupenda: sei oscuri Nazgul tipicamente Tolkeniani che sembrano voler uscire dalla copertina, ma sanno che devono rimanere lì perché sono il simbolo dell’Album (il titolo Those of the Unlight si riferisce a loro).

Questo disco merita senz’altro di entrare fra i dischi migliori dei Marduk in assoluto, una chitarra sempre in primo piano e un miglioramento netto dal punto di vista compositivo.
I Marduk in questo album si riconoscono finalmente come Black metal purificato,perdendo quelle influenze Death/Blackened death che avevano agli inizi.

La canzone omonima all’album è sicuramente un pezzo da citare fra le meraviglie targate Marduk: Un bel riff che apre le danze ad un ottima canzone dove il Blast beat e lo scream (sempre in fase di miglioramento) del nuovo growler e screamer Joakim Gothberg stanno rendendo i Marduk una band in ascesa. Otto canzoni di pura violenza,o per meglio dire sette,poiché la penultima traccia dell’album (Echoes from the past), è un capolavoro strumentale di ben sette minuti dove il Brutale blast beat e la voce in growl/scream vengono sostituiti da una chitarra in clean e da un sottofondo che ricorda molto l’acqua di un fiume che scorre (chissà,magari il fiume stesso è uno dei tanti presenti nel signore degli anelli dati i protagonisti della copertina!).

Passa un anno, e il gruppo sta avendo sempre più successo,iniziano le prime apparizioni live assieme ad alcuni gruppi importanti nella scena Black Metal (Sia Svedese che non).
La Prima apparizione da ricordare è sicuramente quella nell’estate del 1994 nella quale i Marduk suonano assieme alla famosa e appariscente band norvegese Immortal.
Nello stesso anno si registrano due avvenimenti importanti:
1) Il loro primo tour (il Sons of Northern Darkness) e 2) l’uscita del loro terzo album ufficiale: Opus Nocturne

Per molti fans ed esperti è questo il disco dell’apoteosi,della massima ascesa targata Marduk.

La particolarità di questo album è di essere assolutamente evocativo,si sente un sottofondo di tastiere e quel sospetto di pensare che abbiano registrato questo album in mezzo alle tenebre,quanto è oscuro e cupo.
Allo stesso tempo però c’è davvero poco da dire su quest’album,che rasenta la perfezione e si mette tra i dischi che un qualunque blackster dovrebbe acquistare a tutti i costi.
Con la precedente ascesa di Those of the unlight, è Opus Nocturne l’album che li consacra ufficialmente verso il paradiso musicale
(O meglio dire Inferno!) black metal.
Dopo L’uscita dell’album infatti intraprendono anche tour oltreoceano (si ricorda quello in Messico nel 1995).
La Band cambia Label per l’ennesima volta,questa volta sceglie la Abyss studios, gestita da Peter Tägtgren, fondatore degli Hypocrisy. È il febbraio del 1996,e la band pensa già ad un nuovo album: esce Heaven Shall Burn,when we are gathered…

In questo album entra nella band lo storico cantante dei Marduk, The mouth of Satan, il cantante osannato da qualunque blackster, sto parlando di Eric Hagstedt, in arte Legion.
Ed è proprio lui che da un qualcosa in più a questo album,nonostante la band si stia rinnovando con il passare del tempo.
Senza dubbio un ennesimo pezzo da novanta per i Marduk.
Il pubblico sta apprezzando sempre di più e nel 1997 collaborano anche con i Mayhem in occasione di un tour in Germania.

Ed è forse da questo momento che i Marduk incominciano a sfornare i primi testi di matrice pienamente satanista.
Dal 1997 gli svedesi iniziano a pensare ad una trilogia che avrà inizio solo l’anno dopo,nel ’98.
Sangue, Guerra e morte, sono sinonimo di Nightwing, Panzer Division Marduk e La grande danse Macabre.
È questa la trilogia che i Marduk vogliono creare,tre dischi concatenati fra loro che potremmo etichettare come i più estremi.

Partiamo da Nightwing, esce nella primavera del ’98 ed è il primo album dopo il grandissimo successo di Opus Nocturne.
Un album a dir poco inquietante e macabro,diviso addirittura in due capitoli: Dictionnaire infernal e The Warlord of Wallachia.
Come ci suggeriscono i titoli dei due capitoli, il primo parla di Satanismo, il secondo è quasi un’Ode biografica al lord impalatore
(Kaziklu Bey) Vlad Tepes III di Valacchia.

Per Panzer Division Marduk il concetto è diverso: qui si fa riferimento alla seconda guerra mondiale e il ritmo come il tema ci suggerisce è semplicemente violento.
Doppi pedali violentissimi,ritmi ossessivi,un tentativo ben riuscito di farci vivere il secondo conflitto mondiale in esattamente trenta minuti
La canzone culto di Panzer Division Marduk è Christraping black metal, e personalmente ritengo che sia la migliore:
Un bel riff iniziale che ci accompagna a un testo in cui Cristo viene etichettato lo stupratore del black metal.

Le chitarre in Nightwing sembrano spade che trafiggono i disertori, in Panzer Division Marduk la batteria il fucile usato dai nazisti
(o le bombe della Luftwaffe), mentre in La Grande Danse Macabre la voce è particolarmente funerea, per ricordarci quanto possa essere agonizzante e vicino l’ultimo passo della nostra vita.

Superata questa monumentale trilogia (2001), i Marduk arrancano in alcune situazioni, facendo alcuni alti e bassi, in primis la difficoltà a rialzarsi da quando Legion lasciò la band (nel 2004), prima di questo, gli svedesi con la loro line-up storica pubblicarono un ultimo album, World Funeral.

Un album particolare,diverso dagli altri,con ben undici tracce e un alternarsi notevole di ritmo Presto e Adagio.
Ma forse l’anno più difficoltoso per i Marduk è il 2004,anno in cui War (il bassista), Legion (cantante) e Andersson (batterista),lasciano la band. È nella voce che c’è un cambio radicale che molti fans dei Marduk hanno apprezzato,al posto di Legion adesso è Mortuus (Daniel Rostèn,attuale frontman della band), a guidare la band.

In questo anno però esce l’album più atteso: Plague Angel è l’album con i tre quarti dei componenti usciti e quindi con nuove idee e membri. Album che ha spaccato in due la critica: c’è chi lo ritiene un ottimo album e chi una brutta copia del grande passato targato Marduk.

Personalmente ritengo che sia un disco mediocre, quasi nulla se si considerano i capolavori iniziale, personalmente darei un 7 e mezzo.

Dal 2004 al 2015 escono quattro album: Rom 5:12 (2007) , Wormwood (2009), Serpent Sermon(2012) e Frontschwein (2015), tutti e quattro  album non particolarmente belli come quelli degli esordi, ma sicuramente penso che una menzione d’onore va fatta a Frontschwein (attuale ultimo album uscito della band), che vuole riprendere a tratti i temi di Panzer Division Marduk e in parte il sound.
Con tredici album e sei Ep all’attivo i Marduk dimostrano di essere molto prolifici e spesso efficaci, vedremo cosa ci riserverà il prossimo album, nonostante attualmente non abbiamo notizie riguardo ciò.

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