Electric Wizard

Electric Wizard

Electric Wizard

Gli Electric Wizard sono una band inglese, fondata da Justin “Jus” Oborn (finora unico membro costante della band), Tim Bagshaw al basso e Mark Greening alla batteria. Attivi da oltre vent’anni, la band suona un connubio tra sludge, stoner e doom metal, che rende il tutto quasi psichedelico, schizzofrenico e ipnotico. Anche se erano attivi da qualche anno (sotto nomi differenti), la band ha cominciato l’attività solo dal 1993, cambiando varie volte formazione, ma tenendo intatto il loro suono caratteristico e le tematiche, che ruotano attorno a Lovecraft, all’horror, alla droga, agli omicidi e all’occulto. Il gruppo prende nome da due canzoni dei Black Sabbath, Electric Funeral e The Wizard.

1988 – 1998: cambi di nome e primi lavori

Prima di addentrarci nella band, è necessario riscoprirne le radici: attivi all’inizio come Lord of Putrefaction, poi successivamente come Thy Grief Eternal e infine come Eternal, il gruppo (o meglio, la mente del gruppo, cioè Jus) ha sfornato varie demo e split, e parte del materiale prodotto in quegli anni è stato raccolto nell’antologia Pre-Electric Wizard 1989 – 1994, che racchiude (tra vari cambi di line up) gli anni precedenti alla creazione della band.

Il 1995 segna il debutto del gruppo con l’album omonimo, Electric Wizard. Se si tiene conto dei lavori dei precedenti gruppi, si può notare un cambio stilistico netto: dal death/doom dei Lord of Putrefaction e Thy Grief Eternal si è passati al doom degli Eternal e si è finiti nello stoner doom degli Electric Wizard. Il suono è ancora leggermente grezzo, ma la band sa che può migliorarsi ancora.

Come My Fanatics… arriva due anni dopo, e consolida le sonorità già iniziate con il debutto. L’album contiene numerosi samples di vari film (come Cannibal Ferox di Umberto Lenzi e Beneath the Planet of the Apes di Ted Post). In una versione dell’artwork la copertina si ispira ad un pezzo del documentario The Power of the Witch, dove Anton LaVey esegue un sermone. É stato ripubblicato nel 2006 assieme al primo album, ma senza i samples presenti in Wizard in Black e Son of Nothing.

Il primo EP del gruppo si intitola Chrono.naut, ed esce due mesi dopo il secondo album, nel marzo 1997. L’EP, che in origine era stato pubblicato in vinile e conteneva solo due tracce (le due parti della canzone, una per lato), è stato ripubblicato come parte dello split con gli Orange Goblins come canzone intera.

Nel 1998 il gruppo fa uscire Supercoven, secondo EP su vinile contenente, come per il precedente lavoro, due tracce, Supercoven e Burnout, una per lato. Viene rimasterizzato l’anno dopo dalla Southern Lord Records, con l’aggiunta di due canzoni, Wizards of Gore e la versione live di Electric Wizard.

2000 – 2004: l’influenza Sludge

Il terzo album della band si intitola Dopethrone, ed esce nel 2000: il lavoro riscuote parecchio successo e viene acclamato come il capolavoro della band, anche per il suono molto più pesante rispetto ai precedenti lavori, cosa che salta subito all’orecchio con l’iniziale Vinum Sabbathi o dalla famosa Funerapolis. L’album verrà in seguito ristampato con l’aggiunta di una traccia bonus, Mind Transferral.

Let Us Prey esce nel marzo 2002, e sembra quasi un passo indietro rispetto al precedente album: se vi aspettavate le stesse sonorità di Dopethrone rimarrete un po’ delusi, ma l’album riesce a reggersi bene, inoltre è prevalentemente strumentale.

Dopo il precedente album vi sono dei cambi di line up: entra Liz Buckingam (che in seguito si sposerà con Jus) alla seconda chitarra, cosa che nella band non era ancora accaduta, e al basso e batteria troviamo rispettivamente Rob Al-Issa e Justin Greaves. Il quartetto fa uscire nel 2004 We Live, e riesce a riprendersi dal precedente lavoro.

2007 – oggi: allegerimento del suono e ritorno alle origini

Witchcult Today vede la luce nel 2007: alla band si unisce Shaun Rutter alla batteria e il gruppo opta per un “ritorno alle origini“: il gruppo sforna un album più semplice degli altri (una cosa che si può notare è che i riff iniziali della title track vengono ripetuti anche in altre canzoni, come Satanic Rites of Dracula o The Chosen Few), ma che riesce comunque sia ad essere piacevole all’ascolto.

Il gruppo nel 2010 fa uscire Black Masses e segna per la Rise Above Recors, e vi è un altro cambio nella formazione: al basso troviamo Tasos “Tas” Danazoglou. Il lavoro è leggermente superiore al precedente album e risulta più vario nella composizione, risultando più “pieno” nel suono, segnando un parziale ritorno alle sonorità di Dopethrone.

Legalise Drugs & Murder esce nel 2012 prima come singolo su vinile e poi come EP sempre nello stesso anno. La versione vinile presenta due tracce, una per lato: la title track e Murder & Madness, mentre la versione EP contiene anche il singolo Saturn IX (2012 demo) nel primo lato del vinile, mentre nel secondo lato vi sono altre tracce.

Dopo quattro anni dall’ultimo album esce Time to Die, e la band sembra ritornare ai fasti di Dopethrone, presentando un disco molto compatto, sporco nel suono quanto nei testi. Nell’album ritorna il batterista iniziale della band, Mark, che inizierà una disputa legale con il gruppo poiché l’album era uscito senza parte del suo consenso e non aveva ricevuto nessun pagamento per il suo lavoro: a causa di ciò, la Spinefarm Records (con la quale la band era sotto contratto da poco tempo) ha deciso di ritirare da tutti i grandi mercati l’album finchè la disputa non si sarà risolta.

Alessandro Saba

alessandro_saba

Penso dunque sono. Scrittore a tempo (molto) perso, avido ascoltatore di musica.

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