Between the Buried and Me

Between the Buried and Me

Between the Buried and Me

I Between the Buried and Me sono una band progressive metalcore del Nord Carolina, e vennero fondati nel 2000 da Thomas Giles Rogers e Paul Waggoner, che militavano nella band metalcore Prayer fo Cleansing. La matrice metalcore della precedente band era ancora presente nei primi album del gruppo, che successivamente ha optato per un cambio quasi radicale, volgendo lo sguardo al progressive metal, implementandolo nelle loro sonorità. Della formazione originale della band, sono rimasti solo i già citati Tommy Rogers e Paul Waggoner, rispettivamente voce/ tastiera e chitarra, accompagnati da Dan Briggs al basso, Dustie Waring alla chitarra e Blake Richardson alla batteria. Nel corso degli anni, il gruppo ha pubblicato sette album, un EP e una raccolta di cover.

I componenti del gruppo, oltre ai BTBAM, hanno altri progetti separati: Tommy fa dischi solisti di musica elettronica, Dan ha un gruppo fusion e uno progressive/experimental metal, cioè i Trioscapes e gli Orbs, mentre Dustie e Blake fanno parte dei Glass Casket, un gruppo deathcore, mentre Paul… bhe, lui è l’unico che – per ora – non ha ancora fatto nulla al di fuori del gruppo.

Inizio della carriera: debutto sulla scena e cambi di formazione

L’album omonimo di debutto della band esce nel 2002, dopo due anni dalla sua formazione che, a quei tempi, comprendeva Tommy Rogers alla tastiera e voce, Paul Waggoner e Nick Fletcher alle chitarre, Jason King al basso e Will Goodyear alla batteria e seconda voce. Alcune tracce già presenti nella demo dell’anno precedente vengono registrate nuovamente. Il suono è grezzo e ruvido, la voce ancora da migliorare (io stesso considero il cantato pulito presente nell’album come il peggiore della discografia del gruppo) ma come contenuti presenta testi di vario genere, come quello di Arsonist, rivolto agli “estremisti cattolici” della Westboro Baptist Church.

Passa poco più di un anno e alla batteria arriva Mark Castillo, che sostituisce Will per la seconda uscita, The Silent Circus, uscito nel 2003. La band impara dal lavoro precedente e lo migliora, cominciando a maturare sia nei testi che nelle sonorità: un esempio è Mordecai, diventata ormai un classico del gruppo.

Quasi 2 anni dopo, nel 2005 esce Alaska, il “disco della rottura”, ma in senso buono: nella formazione entrano in pianta stabile Dan Briggs, Dustie Waring e Blake Richardson, formando la line up conosciuta fino ai giorni nostri. Perché “disco della rottura”? Semplice: da qui finisce la prima “fase” della band, che come una crisalide ancora in formazione, aspettava il momento giusto per liberarsi, ed è proprio questo disco a rappresentare lo schiudersi del bozzolo. Qui l’afflusso progressive si fa sentire maggiormente rispetto al precedente album, dove ve ne erano solo dei piccoli accenni.

A metà giugno 2006 la band fa uscire la sua unica raccolta di cover, The Anatomy Of…, dove la band coverizza brani di gruppi che hanno ispirato la loro storia musicale: tra i gruppi presenti nella raccolta, Queen, Metallica, Pink Floyd, Sepultura e altri.

2007: la farfalla comincia a volare nello spazio

Nel 2007 esce Colors, album ormai di culto e uno tra i maggiori successi della band. Dopo la “schiusura del bozzolo”, la band capisce quale è la strada da percorrere: quella del progressive, ma mischiato in maniera eccelsa al metalcore. Vorrei far notare, inoltre, che in questo album viene introdotta la storia di Parallax: oltre alla canzone Sun of Nothing, prologo ufficiale designato dalla band, la trama viene nascosta nei testi delle altre canzoni. Se prese singolarmente, alcune presentano testi che sembrano assurdi, come Ants of The Sky, o anche critiche alla società, come White Walls, che chiude l’album in maniera che dire perfetta è un eufemismo, ma in realtà ogni cosa è collegata, lasciando all’ascoltatore quasi un senso di vuoto e disorientamento.

The Great Misdirect esce nel 2009, ed è quello che io considero l’album più sottovalutato del quintetto, o almeno, tra i meno considerati. Si va dalla calma rilassante di Mirrors e Desert of Song (tra l’altro le canzoni più corte dell’album), ai passaggi furiosi e articolati di Obfuscation, alla follia di Disease, Injury, Madness e finendo nella bellissima Swim to the Moon, continuazione della storia iniziata in Colors.

É il 2011 ed esce il primo EP della band, Parallax: Hypersleep Dialogues, e la band viene messa sotto contratto dalla Metal Blade. La storia ha finalmente una forma più definita, i personaggi vengono delineati e il viaggio comincia. Da notare che dall’uscita di Alaska, la band è maturata moltissimo, sia a livello musicale che dei testi, anche se si tratta di una storia inventata. Non che in Alaska fossero dei ragazzini senza esperienza, ma provate a tradurre uno dei loro testi, poi ne riparleremo.

Passa più di un anno ed esce la seconda parte, Parallax II: Future Sequence, ma questa volta non è un EP ma un album completo, e dire che lo amo è riduttivo. Sono passati cinque anni da Colors, dove la band si è evoluta, ha sperimentato, imparato, preso spunto e alla fine hanno prodotto il loro album più completo, complesso e ricco della loro carriera. Ma la storia non finisce qui, almeno per ora.

Prendete il progressive metal, aggiungete un po’ di metalcore, il tanto giusto. Poi prendete una buona dose di ispirazione dovuta al progressive rock vecchio stampo. Fatto? Bene, eccovi qui l’ultimo lavoro dei Between, Coma Ecliptic, uscito a luglio 2015. Vi starete chiedendo cosa c’entra il progressive rock in un gruppo prog metalcore, giusto? Al contrario dei precedenti album, qui l’uso delle clean vocals viene amplificato, coprendo la maggior parte delle linee vocali presenti. Il suono viene quasi ammorbidito, ma sono ancora presenti punti di pura essenza metalcore, come in Turn on the Darkness, che vengono alternati a momenti melodici come la magnifica Option Oblivion o la drammatica Life in Velvet. L’album riesce bene nel suo intento, presentando un’ulteriore faccia del gruppo. Non vi parlerò qui della storia, ma sappiate che potrebbe essere benissimo fatta come film. O come un sogno, chissà.

Alessandro Saba

alessandro_saba

Penso dunque sono. Scrittore a tempo (molto) perso, avido ascoltatore di musica.

Lascia un commento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *